L’Unità: lettera aperta a Antonio Gramsci

Il sito dell'Unità da ieri
Il sito dell’Unità del 30 luglio scorso

Caro Antonio,
sono trascorsi 78 anni dalla tua morte e tante cose sono cambiate. Vorrei concentrarmi su una in particolare: l’Unità, il giornale da te fondato nel 1924, è tornato ieri in edicola dopo 11 mesi di assenza. La ripresa delle pubblicazioni è stata fortemente voluta, almeno formalmente, dall’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che è anche segretario del Partito Democratico. Il premier, leader di un unita2partito che dovrebbe essere di «sinistra», in 16 mesi di operato ha cancellato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, non vuole restituire interamente i soldi che la Fornero ha tolto ai pensionati e ha vinto le elezioni europee grazie a un’elemosina di 80 euro data solo ad una fetta dei lavoratori. Pensa che una tale Pina Picierno, non ti spiego chi è visto che è già tanto se la riconoscono quando torna a casa (Picierno chi?), ha affermato di fare la spesa per due settimane con 80 euro, quando una famiglia normale ne spende 60/70 a settimana.

Ti ho parlato di questo tale Renzi perché è suo uno dei due editoriali in prima pagina sull’Unità di ieri: il premier parla di un «apostrofo verde nel bianco e nel rosso (molto rosso!) della testata», a ricordare che il Pd vuole bene all’Italia. A parte il richiamo al bacio, «apostrofo rosa fra le unita3parole “t’amo”» (citando Rostand), l’articolo del presidente del Consiglio è solo l’antipasto di un giornale che nulla contiene se non pura e bieca propaganda governativa. Nella pagina degli «in bocca al lupo», spicca l’augurio di Sergio Mattarella, da pochi mesi presidente della Repubblica: tu non lo sai, caro Antonio, ma questo Mattarella è uno dei reduci della Democrazia Cristiana che qualche decennio fa non stava particolarmente simpatica a voi comunisti.
Pensa poi che l’apertura del giornale è «#Antimafia capitale». Il cancelletto non è un errore di stampa, si chiama hashtag e serve – unicamente sul web – per unire i discorsi che trattano lo stesso argomento: ci clicchi sopra e, voilà, la lista dei
unita1post simili. Cliccare su un foglio di carta è impresa alquanto ardua.
Ma le novità non sono certo finite qui: gli articoli in gran parte non sono firmati in testa o in calce, bensì in un box che rientra nel flusso del pezzo con la dicitura «testo di xxx». Poi le parti importanti sono sottolineate (storte) in giallo, mentre le parole chiave sono cerchiate in rosso e collegate ad una nota fuori dal testo. Una cosa davvero orripilante.
Mi è invece piaciuto molto il formato: molto grande (il cosiddetto broadsheet) che però è stracolmo di spazi vuoti che risultano alquanto fastidiosi.
Ti saluto, caro Antonio, invitandoti a evitare – ovunque tu sia – di prenderti il disturbo di dare un’occhiata all’Unità diretta da Erasmo D’Angelis: potresti rimanerci secco un’altra volta.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

2 pensieri riguardo “L’Unità: lettera aperta a Antonio Gramsci

  • luglio 1, 2015 in 2:25 pm
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    Invito tutti i lettori dell’attuale Unitá a tornare a leggere gli scritti di Antonio Gramsci sulla cultura, sulla politica e sul ruolo degli intellettuali nella societá.
    La nuova Unitá è l’ennesimo mostruoso esperimento del laboratorio renziano.

  • luglio 2, 2015 in 9:46 am
    Permalink

    Ho comprato l’Unità con una certa curiosità: non mi aspettavo un giornale antigovernativo ovviamente però pensavo che qualche spunto di riflessione ci fosse. Zero assoluto. Un giornale noioso e inutile. Renzi ha imitato il Giornale di Berlusconi, ma almeno Sallusti & Co. un po’ di giornalismo qualche volta lo fanno

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