Il lato peggiore del Veneto

Se da una parte c’è il Veneto che ricostruisce, dall’altra c’è il Veneto che distrugge: procedono in parallelo la ricostruzione nelle zone devastate dal tornado e la pseudoguerriglia dovuta all’arrivo degli immigrati nella regione. Ed è di quest’ultima realtà che ci occupiamo oggi.
Ieri i 100 immigrati che alloggiavano in un condominio a Quinto di Treviso sono stati prelevati e trasportati in una caserma, a seguito delle «lamentele» (usiamo un eufemismo) dei residenti. Residenti che avevano svuotato gli appartamenti destinati ai profughi, accatastato mobili ed elettrodomestici in strada e fatto di tutto una pira. Residenti che avevano buttato via il cibo destinato agli immigrati. E il governatore del Veneto Luca Zaia a dare manforte a questi signori e al loro sindaco: «Si sta africanizzando la nostra regione». E giù applausi. Forse però non ci rendiamo conto della gravità di queste azioni: pare banale, ma – se è certo che il problema degli immigrati è gestito in maniera inadeguata – è altrettanto certo che la colpa di questo non è dei poveracci che cercano fortuna in Europa, fuggendo da guerre, violenza e fame.Manifestazione_Lega_Nord,_Torino_2013_47_(crop)

Caserma Prandina, Padova
Caserma Prandina, Padova

Altro capitolo di questa storia è quello che riguarda la caserma Prandina a Padova: un vecchio edificio abbandonato in pieno centro che è divenuto nelle ultime settimane una vera e propria tendopoli. Il sindaco leghista Massimo Bitonci (fedelissimo di Zaia e Salvini, tanto per capirci) e la sua giunta sono da giorni sul piede di guerra: non si può insozzare Padova in questo modo! In effetti, tanto per continuare con le sciocchezze, è davvero degradante il centro di una città con qualche «negro» in più. Chi scrive ieri pomeriggio è andato nei pressi della caserma a vedere cosa sta succedendo. La risposta è assolutamente nulla, almeno per quanto riguarda l’esterno della caserma – che è poi ciò che vedono cittadini e turisti: nel parco pubblico subito all’esterno del muro di cinta dell’edificio ci sono una decina di immigrati che chiacchierano e non disturbano nessuno.
Ma il vero problema, si lamentano gli esercenti, è che questi poveretti entrerebbero nei bar a chiedere dell’acqua. Sì, so che pare una barzelletta ma è così. Se alcuni clienti di queste attività sono razzisti e xenofobi, allora togliamo gli immigrati. Se poi c’è anche qualche antisemita, avviso subito il rabbino di Padova: devono sparire anche gli ebrei. Ma cosa stiamo dicendo? Capisco che fa caldo e certe volte l’alta temperatura fa pronunciare frasi insensate ma lamentarsi perché gli immigrati della Prandina entrano nei bar a chiedere acqua da rubinetto (che poi è un diritto ed è gratuita per legge), è davvero troppo. Come pare eccessivo spendere tutte queste energie a lamentarsi, quando si potrebbero utilizzare per educare i veneti all’accoglienza e soprattutto al buonsenso: unico problema, se si agisse in questo modo andrebbero educati anche gli educatori.
Concludiamo facendo presente a tutti i leghisti, sia che si tratti delle alte sfere sia dei comuni cittadini, che da qualche parte questi immigrati devono pur andare. Siamo uno Stato unico ed è giusto (e ovvio) che vadano mandati in tutte le regioni. Magari però facendoli lavorare (e non gratis, mica sono degli schiavi) e facendoli vivere in luoghi diversi da una tendopoli sotto il sole cuocente di luglio.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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