I profughi ci rubano il lavoro? Idiozie

Prima di partire con alcune riflessioni, forse è il caso di snocciolare un paio di dati oggettivi e incontrovertibili che spiegano come gli immigrati non rubano lavoro agli italiani. Lo ha spiegato alcuni mesi fa al Corriere la dottoressa in Economia empirica e Econometria Agnese Romiti: se da una parte è realtà il luogo comune secondo cui gli immigrati fanno quei lavori che gli italiani non vogliono più fare (quindi si può parlare di complementarietà dei due settori), dall’altra «il fatto che gli immigrati contribuiscano ai lavori di cura degli anziani ha ridotto in modo decisivo il costo di questi servizi». In altre parole il fatto che ci siano molte persone che si prendono cura degli anziani, ha aumentato di fatto la produttività del paese: con una preoccupazione in meno, si lavora meglio e più a lungo. A questo si aggiunge che molti degli immigrati non hanno la possibilità di lavorare e quindi devono vivere a spese dello Stato.


Detto questo, proviamo ora a dimenticare queste argomentazioni e a fare finta che davvero gli immigrati possano potenzialmente «rubare» il lavoro agli italiani. Ammesso e non concesso che questo possa davvero accadere (almeno per quanto riguarda questi anni), suona strano che a sbraitare siano anche coloro che si riconoscono nella cosiddetta «destra moderata»: queste parole potranno anche essere anacronistiche ma non per questo saranno meno vere: è ridicolo che a lamentarsi della «libera concorrenza» fra italiani e immigrati nel mondo del lavoro sia quell’ala politica che dovrebbe identificarsi con le idee liberali. Una vera competizione per accaparrarsi un posto di lavoro, «gara» alla quale sia ammesso chiunque indipendentemente dal paese di provenienza, è quanto di più liberale ci possa essere: ci sono 100 posti di lavoro e 400 disoccupati? I 100 più idonei a quel tipo di professione hanno il diritto ad avere il lavoro. Non devono avere corsie preferenziali gli immigrati come non ce le devono avere gli italiani: se uno straniero è più preparato, più bravo e più affidabile di un italiano, il posto deve indubbiamente andare a lui.
Smettiamola quindi di dire sciocchezze: la posizione «Gli immigrati ci rubano il lavoro» (e la variante, all’apparenza meno razzista, «Non c’è lavoro per tutti») è semplicemente inammissibile. Se delle persone che vivono in un relativo benessere hanno paura di essere surclassati da individui che non hanno mai avuto nulla, vuol dire che siamo davvero alla frutta.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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