Cecil, il leone: la banalità del male

Cara Climastone,
le chiedo la cortesia di riservarmi un po’ di spazio e molta pazienza. Desidero sottoporle quanto segue. In questi giorni si è fatto un gran parlare, scrivere, twittare, della morte del leone Cecil ucciso da un dentista-bracconiere statunitense che pare abbia pagato 50mila dollari per poter sparare impunemente all’animale e portarsene a casa la testa. È naturale che in un mondo in rete la notizia sia rimbalzata in ogni dove e che le reazioni siano state le più varie, sensate, colorite, rabbiose, inorridite, ecc. Non voglio tornare sull’episodio sufficientemente raccontato e commentato. Ognuno ne tragga quel che gli serve.

Ciò che mi ha indotto a scriverle sono i ripetuti interventi sulla stampa e online di coloro che si sono indignati per l’indignazione suscitata dall’episodio suddetto. Ritengono che il cancan attorno al leone ucciso sia segno di insensibilità nei confronti di altre morti ben più gravi accadute negli stessi giorni. Si riferiscono al povero bimbo palestinese e ai migranti africani in fuga dai loro paesi. E qui inizia a palesarsi in me quel senso di ripulsa che mi prende di fronte ai ragionamenti poco rigorosi. Perché la legittima protesta verso un atto odioso e ingiusto come quello che ha portato alla morte di Cecil deve per forza indicare una mancanza di partecipazione emotiva verso altre morti e altri odiosissimi e atroci atti di gratuita violenza? Che senso logico hanno le frasi come «siccome hanno ucciso un bimbo, che cosa ce ne importa dell’estinzione dei leoni in Africa?»; «siccome ci sono tante guerre, che cosa ce ne importa della deforestizzazione?». Perché dovremmo accettare un’ingiustizia o un atto di violenza solo perché ci sono nel mondo ingiustizie e violenze più gravi? Chi sancisce la gravità di questi atti? Quale morale accettata universalmente può indicarci dove indirizzare legittimamente la nostra indignazione? E poi, perché non possiamo indignarci con forza verso tutti quegli atti che offendono la nostra sensibilità senza bisogno di una classifica? Ci manca spazio nella mente o nel cuore? E infine, quale comune denominatore sta alla base di tutte le crudeltà perpetrate da alcuni uomini ai danni di altri uomini e dell’ambiente in cui noi viviamo? Si può distinguere o è nostro dovere civile non distinguere più per il bene di tutti?
Quindi non solo non mi vergogno di aver aderito a tutte le iniziative che portino il dentista cacciatore di fronte alle sue responsabilità di idiota prima che di assassino. Ma rivendico il diritto di dire che fino a quando il genere umano non scenderà dal gigantesco piedistallo che si è costruito per giustificare tutte le sue millenarie porcherie, e non si riconoscerà docile e umile creatura tra le altre creature dell’universo con cui condivide spazio, vita e morte, la mia indignazione sarà più profonda per i più deboli, i più indifesi, ma anche i più innocenti e sani della Terra. Ricordo ai moralisti di turno che Ovidio usava dire che «la violenza verso gli animali è tirocinio della violenza verso gli uomini».
La ringrazio se vorrà darmi il suo parere.

Chiara


Carissima Chiara,
Cecil, un leone solitario che razziava i poveri villaggi diffondendo terrore tra la popolazione, è stato ucciso in Zimbabwe da un dentista americano che desiderava avere la sua testa sopra la parete della sua residenza. Ovviamente se Cecil fosse stato trucidato dagli zimbabwiani solo per legittima difesa, i media avrebbero sicuramente taciuto. Perché a differenza del dentista americano, pervaso da logiche capitalistiche e da arricchimento personale, la popolazione avrebbe avuto ragioni migliori: mettere in salvo le loro vite. Ecco forse, a parer mio, il motivo che spinge l’uomo a compiere violenza: un senso di inappagamento lo induce ad indossare le vesti di un superuomo che lo porta ad andare oltre la razionalità e la natura. La stesso vale per la morte del bambino palestinese e per le stragi dei migranti. Tutto ruota attorno ad un circolo vizioso.
Parliamo sempre di vittime indifese ed è il nostro io che sceglie come e dove sensibilizzarsi poiché, chi più o chi meno, siamo tutti toccati sia dalla morte di Cecil sia dalle stragi palestinesi. Non c’è un grado di violenza, o forse si, ma in tal caso sono i codici e le procedure penali a stabilire quanto grave possa essere un fatto. È vero, però, che per noi comuni cittadini, mai nessun giudice sarà all’altezza della nostra coscienza e sensibilità. C’è chi si batterà per l’estradizione del dentista killer, chi invece proverà ad attuare campagne per migliorare la situazione nei paesi disagiati. L’importante però è che l’uomo sia davvero mosso da un senso di civilizzazione e miglioramento: deve far in modo di non sguazzare nello stagno del consumismo. Onde per cui i moralismi sono sempre frequenti, in tutti i campi, quindi, citando Dante, «non ti curar di loro, ma guarda e passa».

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