A Daniele Canella, giovane leghista veneto

Per chi non lo sapesse – presumiamo un po’ tutti – Daniele Canella, consigliere comunale leghista a San Giorgio delle Pertiche (Padova), è anche il segretario del partito nel camposampierese, l’area che raccoglie 15 comuni nell’alta padovana. Ventiquattro anni, rappresenta di certo il «futuro» della politica. Intervistato dall’emittente locale Tv7 a proposito della famigerata «teoria del gender», ecco qualche frase sarebbe bene incorniciarsi in camera per leggerla e rileggerla ogni mattina prima di uscire di casa.

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«La famiglia naturale è il cardine fondativo su cui poggia la nostra società». L’importante è avere delle idee chiare e distinte, come diceva un grande pensatore.
«Non è un fatto di fermare il futuro, è semplicemente un fatto di riconoscere ciò che è naturale, ciò che è biologico da ciò che non lo è. Con tutto il rispetto per le differenze, noi non siamo omofobi, non siamo contro i gay, non siamo contro le lesbiche, siamo però contro le adozioni e siamo contro al fatto che si insegnino ai bambini cose innaturali, cose che in natura non esistono e che, per motivi non ben noti, si vogliono portare all’interno delle scuole». Certo, definire l’omosessualità innaturale e non biologica (e che vuol dire poi?) non significa essere omofobi. Caro Canella, informati: l’omosessualità in natura esiste.
«Tutti quanti finora sono cresciuti – le varie generazioni – adottando programmi scolastici normali. Non capiamo perché qualcuno voglia inserire, portare all’interno delle scuole nel corso degli anni, queste teorie del gender». Cosa si capisce da questa frase? Essenzialmente due cose: 1. che Canella ha qualche problema con i modi verbali indefiniti: il gerundio si riferisce sempre al soggetto, ma ci pare improbabile che qualcuno cresca con dei programmi scolastici che ha adottato egli stesso; 2. che, oltre a non capire perché «qualcuno voglia inserire queste teorie del gender», forse il giovine Daniele non sa di che parla.
«Dobbiamo lasciare che i bambini crescano nella normalità così come siamo cresciuti tutti, senza voler imporre queste teorie che nulla hanno di buono. Rispettando comunque quello che è il diverso». Bene, bravo, bis. Nel giro di due periodi (senza interruzione alcuna fra l’uno e l’altro) Canella è riuscito a dire che l’omosessualità (o comunque ciò di cui si fa portatrice la «teoria del gender») è anormale, ma che bisogna comunque rispettare il diverso.
La conclusione è la ciliegina sulla torta: il nostro Daniele spiega che bisogna lasciar perdere «questi sistemi non ortodossi, sicuramente troppo progressisti e immorali».

Caro Canella, a parte il fatto che definire «immorali» le storie di due principesse che si baciano o di due papà pinguini che adottano un piccolo (sono gli esempi che hai utilizzato tu nell’intervista) è sintomo di un pensiero alquanto retrogrado e chiuso, rispondere alle tue obiezioni è sin troppo facile e scontato. Per questo ci affidiamo alla tua buona fede e alla tua curiosità intellettuale: vai su Google e ti si aprirà un mondo.
Preferiremmo invece soffermarci sulla paradossale contraddittorietà di quanto dici: definire «immorale», non naturale e non biologica l’omosessualità e poi affermare di rispettare il diverso causa, in chi ti ascolta, una sorta di cortocircuito mentale da cui è difficile riprendersi. Educare alla diversità non significa insegnare ai bambini che si deve essere per forza omosessuali, vuol dire comunicare loro che il «diverso» (appellativo che denota una discriminazione di fondo) è diverso come lo siamo tutti noi. Spiegare ai bambini che esistono uomini che sono attratti dagli uomini e che è una cosa normale, che esistono persone il cui sesso biologico non corrisponde al genere e che la soluzione non è cambiare il secondo bensì il primo, significa fare il primo passo verso la prevenzione degli atti di discriminazione e di violenza. Se questa è la famigerata «teoria del gender» io, pur rifiutandomi categoricamente di chiamarla in questo modo orrendo, mi schiero a favore. Non si tratta di progressismo, ma di cultura dell’uguaglianza. E chi ti scrive non è certo uno dei comunisti a cui parecchi leghisti come te indirizzano i loro improperi. Hai 3 anni in più di me, sei giovane; non ti sto criticando perché hai idee diverse dalle mie, ma perché sostieni cose che non stanno in piedi. Usa l’energia tipica della gioventù per documentarti. Se poi non cambierai idea, potremmo comunque discuterne.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

Un pensiero riguardo “A Daniele Canella, giovane leghista veneto

  • agosto 13, 2015 in 2:27 pm
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    Canella ragiona come chi è estraneo a rigorosi principi argomentativi ma espone bene quel che gli proviene dalla pancia.
    Da una pancia leghista, poi!

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