Salvini perdonaci: non avevamo capito nulla

Diciamoci la verità: abbiamo sbagliato tutto. Chiediamo pubblicamente scusa a Matteo Salvini e a tutta la Lega Nord per quello che abbiamo detto loro in questi mesi: loro non sono assolutamente responsabili di ciò che fanno e che dicono perché esistono solo in funzione dei meccanismi della società che li ha creati. Meccanismi che rispondono al nome di «paura», «incertezza», «precarietà», «frustrazione» e «scontento».

foto da ilfattoquotidiano.it
foto da ilfattoquotidiano.it

La Lega Nord non esiste (politicamente parlando): la sua costante campagna elettorale è distruttiva e non costruttiva: no all’euro, no agli immigrati, no ai matrimoni gay, no alla teoria del gender e no a tutto quello che propongono gli altri. Sì a cosa? Pare uno di quei giochi simil-enigmistici in cui bisogna indovinare il succo del discorso andando per esclusione: no agli immigrati, sì agli italiani? Oppure no agli immigrati ma anche no ai terroni e quindi sì ai padani polentoni? Mah, mistero.
Non divaghiamo: eravamo partiti chiedendo il perdono di tutti i leghisti e su questo blog ne abbiamo nominati tanti: il segretario Salvini, il sindaco di Padova Bitonci e tanti altri, ultimo non solo in ordine temporale il consigliere comunale di San Giorgio delle Pertiche (Padova) Daniele Canella. Scusateci: non avevamo capito nulla. Il leghismo, a differenza del renzismo che è un fenomeno di ben diversa natura, esiste perché viene appoggiato da persone che nella maggioranza dei casi somigliano alla fauna di un Bar Sport di benniana memoria: uomini e donne completamente disinformati che cercano solo un bersaglio per sfogare la propria frustrazione. Il problema è che stanno tirando le freccette al bersaglio sbagliato: perché Salvini – tanto per fare un esempio – non si è mai espresso contro l’evasione e la frode fiscale che ogni anno mangiano circa 180 miliardi di euro di denaro pubblico. Anzi, riprendendo il sito di Noi con Salvini (movimento politico del Centro-Sud collegato alla Lega), «L’evasione fiscale è un problema macroeconomico? L’evasione fiscale è la causa della crisi? La risposta per una persona, anche solo minimamente consapevole, è semplicemente no!». In effetti una falla da 180 miliardi all’anno è un’inezia che non interessa la macroeconomia. Poi non sappiamo se rientrare di quei soldi sia la ricetta contro la crisi, ma pensiamo a quante cose si potrebbero fare anche con un quinto di quel denaro: assistenzialismo, istruzione, sicurezza per tutti indipendentemente dalla nazionalità.

Bitonci


Ma forse questo è un discorso che la Lega preferisce evitare: non è facile – in un paese stracolmo di evasori – mantenere la propria popolarità portando avanti idee come questa; è molto più semplice e fruttuoso prendersela con gli immigrati e con l’euro. Altra perla a proposito di fisco è l’istituzione della flat tax con un’aliquota unica per tutti al 15% che, secondo Armando Siri ideologo di questo sistema fiscale e responsabile economico di Noi con Salvini, dovrebbe «favorire la volontarietà del pagamento delle tasse. I padani ipotizzano una crescita del 40% del sommerso», citando l’articolo su Libero. Non si capisce perché con un’aliquota minore un evasore sarebbe più propenso a pagare le tasse, visto che vediamo tutti i giorni baristi che non ci danno lo scontrino di un euro di caffè. Ma anche se così fosse, il meccanismo va a rovescio e sembra quasi dire «Non riesco a combattere l’evasione quindi, abbassando le tasse, mi auguro che si combatta da sola». Una resa insomma.
La Lega Nord non esiste se non nella frustrazione e nello scontento di chi l’appoggia, insomma. Quindi dobbiamo ancora occuparcene? Certo: è con l’informazione che si combatte una politica che si basa sui pregiudizi e sul pressapochismo.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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