L’oppio è la religione dei popoli

In questi primi mesi di blog in molti mi hanno chiesto da che parte sto: sono un comunista? O forse un gufo grillino? Ho un’etica oppure metto da parte ogni impostazione morale a favore del primato incontrastato della legge? Sono domande inutili oltre che faziose: a nessuno deve importare quali siano le mie idee politiche e men che meno la mia fede religiosa: giudicatemi per quello che scrivo e basta. Se siete d’accordo applauditemi, se – come mi auguro – non sempre lo siete, discutiamone. Questo è l’obiettivo della Voce.

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Il problema è il primato della fede, politica o religiosa è indifferente, che impedisce all’individuo di porsi delle domande perché qualcuno gli ha già offerto delle risposte. Come comportarsi in una data situazione? Nessun problema: la Bibbia o il politico di turno ha già risolto la questione. In questo modo viene a mancare la riflessione, momento fondamentale per non compiere atti folli o idioti. Non sto dicendo che la fede in Dio o la militanza in un partito politico siano sbagliate a priori: ognuno può credere in ciò che preferisce, basta che lo faccia con raziocinio.
Fede incrollabile e ragione sono un binomio di opposti inconciliabili: dove esiste la prima, la seconda non può che perire tragicamente e viceversa. Mi spiego meglio con un banale esempio: l’immigrazione è diventata un problema. Cosa fare per risolverlo? Molti seguaci di Salvini non si pongono neppure questa domanda perché il loro leader ha già fornito loro una risposta: tutti a casa loro. Ma è lo stesso con Berlusconi: quanti azzurri si sono mai chiesti se la condanna del loro beniamino sia giusta o sbagliata quando Silvio li ha rassicurati: è una congiura delle toghe rosse.
E la religione? «Oppio dei popoli», la definiva Marx. E cosa fa la droga se non chiudere la mente impedendo ogni riflessione?
Credere ciecamente in qualcosa o in qualcuno porta necessariamente all’abiura della propria coscienza. La soluzione non è necessariamente il qualunquismo o l’ateismo: si può credere con parsimonia, e soprattutto usando il cervello.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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