Uno zuccone di nome Vittorio

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 Mattia Fantinati, deputato del M5S, è andato alcuni giorni fa al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. «Uno spasso il Grillino ipocrita che va in Cl ma con “approccio critico”. Come Bill Clinton sulle canne: “Le ho fumate, ma non ho aspirato”», twitta il saggio Vittorio Zucconi. È bastato l’esordio di Fantinati per deludere le sue aspettative: «Sono qui per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale, in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere. La politica deve essere laica, perché deve fare il bene comune, di tutti». Consigliamo al lettore di guardare tutto l’intervento, davvero ricco di spunti di riflessione. Noi qui preferiamo approfondire il lato «zuccone» della vicenda: al cinguettio di @LambiaseTiziana «Quando il M5S andrà al governo saranno proprio i giornalisti a non “dirgliene quattro” per salire sul carro del vincitore», Zucconi risponde «Speriamo che non ci sia Grillo al volante, però». La gran classe di Vittorio: è facile notare come la risposta sia perfettamente consequenziale alla domanda e non certo un pretesto per gettare fango su Beppe Grillo, ricordando un incidente di 34 anni fa per il quale il comico genovese ha già pagato.
Ma l’incubo a 5 Stelle continua a perseguitare il povero Zucconi: si sta parlando di un ipotetico governo pentastellato ed eccolo lanVittorio_Zucconi_1ciarsi nella mischia: «Se i giornalisti racconteranno la verità, o durerà poco il governo M5S o dureranno poco i giornalisti». Difficile chiedergli di spiegarsi un po’ meglio: il Nostro non si spinge mai oltre un tweet.
Ma l’avversione verso i grillini si estende anche ad argomenti in cui non c’entrerebbe nulla: alla domanda di un utente Twitter su come faccia a rispondere a tutti e anche a chi lo insulta, Zucconi risponde «Chi ha la cortesia di leggermi e/o di seguirmi merita attenzione e risposte,se posso. Qs non è il monoblog di Grillo». È davvero un incubo.
Ci si chiede come possa risultare obiettivo (e apparire come uno che dice la verità) un giornalista che non fa altro che gettare fango su un unico partito politico, ignorando – a parte rari casi – tutti gli altri. Ma questa è storia vecchia e arcinota: ormai nel Belpaese da molti anni questa è la solfa.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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