Nessuna invasione di migranti, parola di Gad Lerner

È interessante intervistare Gad Lerner perché più che darti risposte, ti pone delle domande. E quasi tutte iniziano con «perché». Quindi le mie sole quattro domande si sono moltiplicate all’infinito; questo è il succo di quanto ci siamo detti.

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Sentiamo ogni giorno parlare di «emergenza migranti» e «invasione», li giudica termini appropriati?
No, sono usati in modo da offuscare la nostra umanità, il nostro senso di solidarietà e della misura. Non è un’emergenza perché continua da anni e continuerà ancora, secondo degli studi Usa, per almeno vent’anni, non è un terremoto o un’alluvione. Dobbiamo abituarci all’idea di convivere con questo fenomeno. Di «invasione», in Italia, non si può parlare, stando alle cifre, alla proporzione fra abitanti e migranti che arrivano. Piuttosto i paesi confinanti con le zone di guerra, con la Siria, possono definirsi invasi.

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In questi giorni molti utenti dei social stando condividendo la foto del bambino morto in spiaggia. Lei cosa ne pensa? È una cosa giusta da fare?
In questo caso sì, perché in quella immagine non c’è morbosità, pornografia della morte o intenzione di usare la morte come propaganda, come nel caso delle decapitazioni dell’Isis. Il rischio è che questa immagine, che suscita emozione, la susciti in modo passeggero. Rischiamo di dimenticare che sono migliaia i morti in mare dall’inizio del 2015, bambini, donne. Li abbiamo rimossi per un meccanismo psicologico di autodifesa. Ma ora, nel dare un nome e una storia a questo bambino, il meccanismo salta. La prima cosa da fare quando vediamo questa foto è chiederci questo: perché? Perché il piccolo e la sua famiglia viaggiavano in un cannotto di notte? Cosa costerebbe all’Europa mettere a disposizione dei traghetti sicuri? Ripeto, stanno distruggendo il nostro senso di umanità, l’Europa dovrebbe essere piena di umanità. C’è una cosa sacra, ma anche scomoda da concedere: il diritto di asilo. E cosa stiamo facendo noi, proprio noi come Europa? Cosa facciamo per combattere l’Isis? Metà dei siriani hanno lasciato il loro paese. Quel bambino poteva essere ospitato dalla zia che da anni vive in Canada, ma questo non è successo; lui viene da un paese in cui se la resistenza curda fallisce verranno massacrati in milioni. Le parlo da uomo fortunato, da piccolo sono scappato dalla guerra e ho vissuto qui in pace e tranquillità, fino a sessanta anni, l’età che ho ora. Ed è davvero brutto dire queste cose a ragazzi della vostra età, ma la guerra sta tornando, il terrorismo sta arrivando fino a qui.

Parlerà di questi temi alla festa del Partito Democratico?
Sì, anche. Questa sera (4 settembre, ndr) presenteremo un libro davvero interessante, scritto da uno studioso dell’Islam. Un libro che ci spinge a chiederci perché molti giovani, suoi coetanei, si uniscano al terrorismo, come mai siano felici di suicidarsi, di dare il proprio corpo pur di seminare terrore.

Alla luce di questo, del fatto che la politica sembra essere impotente davanti alla situazione ha ancora senso definirsi «di destra» o di «sinistra»?
Credo proprio di sì, anche se c’è un requisito che sia destra che sinistra devono rispettare ed è il diritto europeo, il rispetto dei diritti umani. La sinistra dovrebbe far propria una battaglia per la libertà di movimento degli esseri umani. Siamo in un mondo in cui le merci si muovono velocemente, un solo click può spostare interi capitali finanziari. Perché le persone no? Perché ci sono ancora morti in mare?

Cecilia Alfier

Impegnata tra libri e scacchi, in movimento tra Padova e Torino, sempre con una forte dose di sarcasmo.

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