Cara Moretti, il sessismo non è un problema

Il contesto
Bozza di modifica del regolamento di palazzo Ferro Fini, Venezia, sede del Consiglio Regionale veneto: il consigliere regionale che si lasciasse andare a comportamenti sessisti, razzisti o discriminatori potrebbe perdere da una a cinque mensilità. Tale proposta è portata avanti soprattutto da quella che era la candidata presidente del Pd, Alessandra Moretti, che sul Corriere del Veneto (in un bel pezzo di Angela Pederiva) racconta come si rapporta con gli haters sui social network.

Fonte: Corriere del Veneto, 9 ottobre 2015
Fonte: Corriere del Veneto, 9 ottobre 2015

Forse ad Alessandra Moretti mancano alcunebasi di pedagogia e di tecnica della didattica. Non ci potremmo spiegare in altro modo l’ennesima figuraccia dell’aspirante presidente del Veneto, che (copyright Maurizio Crozza), se non si fosse presentata, avrebbe fatto prendere meno voti a Zaia. A parte il fatto che la modifica al regolamento di palazzo Ferro Fini è una sciocchezza totale (ma di questo parleremo in seguito), il comportamento da «maestrina anni ’60» della prof. Moretti è inutile nella sua complessità: contattare uno ad uno Alessandra_Morettigli haters (coloro che offendono in rete) per comunicare loro di avere pronta una querela può essere un bel modo per umiliare delle persone che utilizzano il pc come la carta igienica al cesso, però – dal punto di vista meramente educativo – è completamente inutile. Senza parlare di insulti sessisti (il solo nome fa rabbrividire chi scrive), l’offesa fa parte della (poca) cultura di una persona. Una persona che offende non va spaventata o umiliata, va educata. E questo ovviamente non può farlo certo miss ladylike Alessandra Moretti: bisogna colpire molto più a fondo per cambiare i comportamenti dei cittadini. Difficile? Mission impossible? Può essere però, se ci si nomina paladini delle donne, è un tentativo che va fatto.

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Per quanto riguarda invece la questione del sessismo, preferiremmo non soffermarci troppo su un discorso che abbiamo già avuto modo di affrontare approfonditamente nei giorni scorsi parlando di quel gran signore del senatore Lucio Barani (Ala). Usiamo queste righe per ribadire come questo non sia sessismo ma solo inciviltà: non importa se il destinatario di questi insulti sia un uomo o una donna e forse nemmeno è così grande l’offesa alla persona: in parlamento come in consiglio regionale si è tutti abbastanza adulti e maturi da capire che un gesto come quello di Barani (ma è solo l’ultimo di una lunga serie) qualifichino perfettamente il mittente e non siano nemmeno da prendere in considerazione. Quello che conta è il prestigio del luogo in cui si lavora: non si può permettere a qualcuno di infangare in questo modo le istituzioni: la politica serietà e non si pratica in un bar sport.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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