Bitonci e Brugnaro VS il gender: solo fumo?

La lista dei libri «gender»
Ne abbiamo letto qualcuno, questo il nostro commento

BitonciPersonalmente, e scusate il francesismo, trovo la polemica sui libri «gender», messi all’indice dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e dal suo omologo padovano Massimo Bitonci, una cagata pazzesca: si tratta di libri completamente innocui che, soprattutto se letti senza malizia come farebbe un qualunque bambino, raccontano delle fiabe come tante altre.
Non voglio tediarvi ulteriormente con un’analisi di questi volumi: oggi abbiamo già pubblicato abbastanza in tal senso; desidero piuttosto condividere con voi un interrogativo che non mi dà pace: cui prodest? A chi fa comodo questa inutile e sterile polemica? Secondo alcuni maliziosi senz’altro al soldo dei comunisti buonisti, il can can che si è venuto a creare intorno a questi libri è un’abile cortina fumogena volta a nascondere le mancanze delle due amministrazioni venete. Noi ovviamente non crediamo assolutamente a queste voci di corridoio, ma rimaniamo col nostro interrogativo.

bitonci

Avranno Bitonci e Brugnaro a cuore soltanto la salvaguardia dell’innocenza dei pargoli padani? Ne siamo certi, anche se non capiamo perché, a parte qualche libro che riguarda coppie same-sex, vengano «censurati» anche libri che con la teoria «del gender» non c’entrano nulla, come potrete constatare in prima persona dando un’occhiata alle nostre brevissime recensioni. Quel che è certo è che in questi volumi non si insegna ai bambini a masturbarsi, come dice qualche candida anima, e nemmeno è concepibile che leggere queste storielle possa far diventare il piccolo lettore omosessuale o transessuale, come afferma invece qualcun altro. Si tratta semplicemente di fiabe concepite e scritte nel Ventunesimo secolo con una mentalità aperta. Bitonci e Brugnaro possono vietare quello che vogliono, ma non potranno mai impedire ai cittadini di ragionare e di verificare in prima persona le sciocchezze che dicono.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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