Sgarbi: l’arte arriva a Expo 2015

All’inizio non pensavo che ci sarei veramente andata e che mi sarei divertita così tanto. Se ne parlava da mesi in tv e sui giornali. Di cosa parlo? Di Expo. Non nascondo che all’inizio ero titubante sul da farsi, ma ecco che verso maggio l’università ha proposto agli studenti di poter visitare Expo per dieci euro. L’opportunità di andare a visitare un’esposizione universale a casa propria e così a basso prezzo, non si può negare che fosse un’occasione appetibile, ma la titubanza rimaneva ancora. Fintanto che una sera a Otto e mezzo non ho sentito Vittorio Sgarbi annunciare che avrebbe organizzato una mostra all’interno di Expo, e io, appassionata d’arte, non ci ho pensato due volte: dovevo andarci.

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Ed è stato così che dopo aver superato i mesi caldi – nel mio caso tale aggettivo non si riferisce alla temperatura estiva ma agli esami universitari da preparare – ho prenotato la visita per il 10 ottobre.
Quando io e i miei amici siamo arrivati a Milano quella mattina la prima cosa che ho notato è stata l’immensità del posto, già solo entrare attraverso la rampa e poi passare al vaglio dei metal detector faceva pensare al gate di un aeroporto. Subito dopo l’entrata sono stata colpita dalle statue realizzate sulla falsa riga dei quadri delle quattro stagioni dipinti nel 1563 da Giuseppe Arcimboldo, e lì ho capito che, se c’era una cosa che è riuscita agli organizzatori di Expo, è il connubio tra arte e cibo. A questo punto, io e i miei amici siamo corsi velocemente verso il padiglione di Eataly, dove si teneva l’agognata mostra: qui mi sono resa conto che avevo fatto bene, già solamente per quella meraviglia, a comprare il biglietto.
645A7347Entrando a Expo mi ero meravigliata della stupenda architettura dei vari padiglioni, un capolavoro che predomina sicuramente rispetto agli interni, la vera attrazione dell’esposizione. Tuttavia, rispetto a tutte le altre strutture architettoniche, il padiglione di Farinetti si distingueva grazie alle sculture poste all’esterno, maestose e chiaramente ispirate al Canova: ecco, è stato questo che ci ha convinto ancora di più che ci trovavamo nel posto giusto.
Arrivati all’ingresso quasi di corsa ci siamo accorti, contrariamente a quanto ci aspettavamo, che eravamo i primi, e che la mostra non avrebbe aperto prima dei tre quarti d’ora successivi. Quindi abbiamo cominciato molto lentamente a guardarci intorno, per far passare il tempo, e ci siamo accorti con mia grande gioia che, oltre alla mostra sopra citata, all’interno del ristorante di Eataly erano esposti diversi quadri altrettanto belli sulle pareti, e che alla fine del corridoio, proprio di fronte all’entrata della mostra, vi erano la Donna carota, scultura creata appositamente per l’evento e molto criticata dal web, e soprattutto la pala originale risalente al primo Expo svoltosi a Londra nel 1851.

La Donna Carota di Luigi Serafini
La Donna Carota di Luigi Serafini


Arrivate le 10, ora di apertura della mostra, sono entrata e sono rimasta subito molto meravigliata. Già dai primi quadri era chiaro che le opere erano state disposte sapientemente, in modo da valorizzare ogni regione d’Italia e i suoi artisti: erano infatti divise per regione, e non solo vi erano sculture e quadri di grandi artisti come Donatello e il Mantegna, ma anche moltissime opere dei loro allievi e ispiratori. Tali opere, sconosciute ai più, erano in grado di rappresentare veramente l’essenza e la magnificenza dell’arte italiana. La bellezza infinita di questa esposizione mi ha talmente rapita da farmi perdere, grazie anche alla gentilezza e alla sopportazione dei miei accompagnatori, la cognizione del tempo, motivo per il quale ho passato quasi due ore al suo interno, riuscendo a rimirare capolavori che probabilmente non mi ricapiterà più di vedere.
Tra i vari quadri si è potuta riconoscere, ad esempio, l’impronta del grande Piero della Francesca, che dopo le sperimentazioni dell’architetto Brunelleschi fu il primo a riuscire ad applicare sapientemente la tecnica della prospettiva nella pittura: molti quadri mostravano un così sapiente uso della profondità che sembravano, per 645A7369assurdo, una fotografia 3D. Osservando tali opere pareva quasi che ogni tassello della rappresentazione pittorica fosse al proprio posto, e che la realtà non potesse essere meglio rappresentata di così. D’altronde che cos’è l’arte se non la corretta traduzione in un’altra forma di ciò che ci circonda?
A questo proposito grande rilievo hanno le opere del Mantegna che dimostrano chiaramente un’abilità nell’usare la prospettiva talmente magistrale da raggiungere livelli quasi illusionistici: la sua tecnica infatti fu talmente all’avanguardia da caratterizzare poi tutta la pittura nord-italiana.
Oltre a questo artista, mi hanno molto colpito anche le opere del pittore ligure Alessandro Magnasco e le sue pennellate dense di contrasti luminosi, atti a creare apparati oscuri e figure distorte.
Ma oltre a questi pittori vi erano nomi come Tanzio da Varallo, Guido Cagnacci, Tiziano, Donatello, Lorenzo Lotto, Perugino, Francesco Solimena.Dopo aver passato tutto questo tempo al padiglione di Eataly, alla fin fine sono riuscita a visitare più di dieci padiglioni diversi durante la giornata – contando anche il fatto che avevamo già deciso a inizio giornata di saltare tutti i padiglioni con troppa fila –, e perfino ad assistere al famoso spettacolo dell’albero della vita. Ora, sebbene in primis come già detto sia doveroso dare merito alla splendida architettura dei padiglioni, ognuno costruito con forme strane e fontane con giochi d’acqua spettacolari, purtroppo non mi sento di dire che la loro visita mi abbia segnato nell’anima come quella della mostra di Sgarbi. Forse tutto ciò è dovuto ai miei gusti personali e alla mia passione dilettantistica per l’arte, ma mi sento di poter affermare che tale mostra è stata sicuramente una buona rappresentazione della nostra Italia, e ha valso sicuramente il prezzo del biglietto.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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