«Body Worlds»: cadaveri in mostra ad Amsterdam

«Body Worlds» è una mostra itinerante che ha avuto e sta avendo il potere di affascinare molti e allo stesso tempo di far discutere tanti altri.
Le «opere d’arte» esposte sono infatti corpi umani che, grazie alla tecnica della plastinazione (la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di silicone), si conservano e mantengono i colori naturali. L’inventore di questa tecnica, il tedesco Gunther von Hagens, che è anche il curatore del progetto e della mostra itinerante, ha utilizzato cadaveri di donatori che, come viene spiegato all’inizio della mostra, hanno voluto donare i propri organi e il proprio corpo alla scienza ma anche alla conoscenza. Non vengono riportati i loro nomi o le cause del decesso sia perché non era questo l’intento sia per preservare la loro privacy.

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Gunther von Hagens nella sua discussa mostra ha voluto rappresentare l’anatomia dei corpi umani senza pelle, nelle loro movenze più naturali, 220px-Gunther_von_Hagens_2nella vita di tutti i giorni e anche riprendendo alcune pose di opere d’arte famose, proprio per studiare da vicino come siamo fatti e come il nostro corpo sia la macchina più complicata, affascinante e funzionante che esista. Ecco quindi che durante la mostra capiterà di vedere corpi che danzano, che giocano a scacchi, che semplicemente camminano o praticano dello sport.
Il corpo umano è forse una delle opere d’arte più affascinanti della natura e la mostra si pone l’obbiettivo di metterlo in luce e di farci scoprire come funzioniamo, come siamo fatti, quali sono i meccanismi che in sostanza ci fanno vivere.
A parte chi studia medicina, tutto quello che si sa sul corpo umano lo conosciamo dai libri di scuola, dalle riviste o magari anche dalla televisione. Ma capita davvero raramente di vedere da vicino come siamo fatti, ed è sicuramente questo il motivo per cui tantissimi sono stati affascinati da questo progetto: così tanti che sono stati raggiunti più di 26 milioni di visitatori in più di 50 città diverse in giro per il mondo.
Oltre ai corpi umani sono esposti anche organi, dal cervello ai polmoni, dal cuore al fegato o allo stomaco, sia interi sia sezioni, in modo da far vedere e spiegare a fondo e in modo tecnico e preciso tutte le parti. Ogni organo è accompagnato da una descrizione scientifica in cui si elencano le sue funzioni principali e in cui vengono indicate le forme o i colori ai quali prestare attenzione: è tutto comunque spiegato in modo semplice e diretto, chiaro per tutti ed efficace.

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La cosa che affascina è quanto le parti più piccole di noi possano incidere così tanto sulla nostra salute o sul nostro vivere.
Il corpo umano è una macchina meravigliosa, che vive e funziona più o meno autonomamente, ed è la sua meraviglia che viene messa in luce. Se in un primo momento è facile rimanere un po’ sorpresi e forse anche impressionati da ciò che si vede, perché non è da tutti per esempio rimanere freddi di fronte a sezioni del cervello, è altrettanto facile che il fascino prenda il sopravvento, tanto che dopo un po’ non ci si ricorda più che sono corpi veri, ma ci si sofferma veramente sui dettagli, sul cercare di vedere il più possibile o almeno essere capaci di vedere quello che viene descritto.
Ma se il corpo umano è una macchina così incredibile e quasi autonomamente funzionante, è anche vero che è fragile e delicatissima allo stesso tempo. Per questo motivo uno spazio viene dedicato anche alla capacità che l’uomo ha acquisito durante i secoli di intervenire là dove il corpo non ha saputo resistere. Perché è vero che «la nostra macchina» è capace anche di riparare i danni che subisce, ma non sempre, e per questo intervengono medici e chirurghi. Sono esposti per questo motivo corpi di sportivi, come giocatori di rugby, nel momento massimo di trazione dei muscoli (per esempio nell’atto di correre o saltare) con l’indicazione dei punti in cui i chirurghi sono intervenuti.

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Si affrontano poi malattie anche più gravi: vengono infatti esposti organi colpiti da cellule tumorali, e le descrizioni in questi casi non si limitano a indicare dove guardare per vedere il tumore, ma spiegano anche come questo influisca sul nostro corpo in generale e su come a volte si possa prevenire: il tumore ai polmoni, che si vedono grandi e neri, può essere prevenuto smettendo di fumare, o il tumore al cuore, anche questo visibilmente più grande di un cuore normale, può essere prevenuto mangiando sano. Piccoli dettagli che fanno della mostra non solo una sala di anatomia, ma un luogo in cui imparare ad essere più consapevoli di cosa siamo, in senso scientifico certo, ma non solo.
La parte «non scientifica», per così dire, viene affrontata in modo esplicito dall’esposizione del «Body Worlds» ad Amsterdam a cui è stato aggiunto il titolo «The Happiness Project»: l’intento è quello di cominciare un nuovo capitolo della già impressionante esposizione del «Body Worlds». Quello che questa mostra si prefigge di fare ora, quindi, non è solo l’esposizione dei corpi e degli organi, ma raccontare la storia dei nostri corpi e l’influenza che quel fenomeno emozionale chiamato «felicità» ha su di essi e sulla nostra salute.
«The Happiness Project» è una rivisitazione, o meglio, un’integrazione del «Body Worlds» in cui più di 200 corpi umani rivelano la complessità, la resistenza e allo stesso tempo la vulnerabilità non solo del corpo fisico, ma anche di quella parte emozionale che ci fa sentire felici e che rende ognuno di noi sé stesso.
Il «Body Worlds» ad Amsterdam è anche una sorta di elogio alla felicità, che viene analizzata sia dal punto di vista scientifico indicando gli ormoni e gli organi che vengono coinvolti, sia sul piano più emozionale e quindi degli effetti che essa ha sulla nostra vita. Ciò che questa mostra sottolinea è il famoso principio del «la felicità non sta nelle cose materiali» e questa volta è provato scientificamente. Una piccola percentuale della nostra felicità dipende dai nostri averi, ma la fetta più importante è data dall’atteggiamento. L’atteggiamento di ognuno di noi, come ci poniamo nei confronti delle altre persone, della realtà che ci circonda e anche nei confronti dei problemi che inevitabilmente capitano a tutti nel corso della vita è lo strumento principale con cui possiamo essere veramente «fabbri del nostro destino» e i primi e i soli da cui dipende la nostra felicità.
A volte capita di chiedersi cosa veramente ci renda felici, se veramente la felicità in quanto emozione possa incidere sulla nostra salute, se mai saremo in grado di aumentarla e come: tutto questo viene spiegato all’esposizione «Body Worlds» in un modo nuovo, affascinante e sicuramente originale.
La realizzazione del progetto di von Hagens sicuramente non è stata semplice e priva di insidie. Le leggi e la burocrazia non sempre giocano a favore, i tempi sono lunghi, la preparazione deve essere precisa e quindi studiata nei minimi dettagli e l’autore e ideatore del progetto è passato più volte attraverso accuse legali. In più c’è l’aspetto etico: non tutti trovano affascinante l’esposizione di corpi umani, anzi, molti ritengono che sia indecorosa e poco rispettosa, soprattutto alcuni gruppi ed esponenti religiosi. Ma non bisogna dimenticare che «Body Worlds» è l’unica mostra basata sulla concessione da parte di donatori, volontari che hanno deciso di contribuire in questo modo. Lo stesso von Hagens, a cui è stato diagnosticato il morbo di Parkinson, ha chiesto di venire sottoposto dopo la morte al procedimento della plastinazione per «continuare a insegnare anche dopo la morte». Con la tecnica della plastinazione, infatti, si riesce a rendere «conservabili» anche sezioni di organi, attraverso le quali studiare, osservare e magari anche prevenire in futuro certe malattie, perché nel campo della medicina non si finirà mai di imparare.
Non è facile camminare attraverso corridoi in cui sono esposti corpi umani, ma nulla è degradante e, di nuovo, il fascino è maggiore. E non è una semplice esposizione di organi o di corpi per amanti del macabro, anzi, è tutto affrontato in modo scientifico e naturale. Perché alla fine non c’è nulla di più naturale di noi stessi: «Body Worlds» fa conoscere delle parti di noi, che pur essendoci vicinissime, forse non vedremmo mai.
La ciliegina sulla torta è proprio la parte dedicata alla felicità, perché sembra banale, ma si ribadisce il concetto, da molti dimenticato, che anche nei momenti più difficili possiamo essere noi a decidere di essere soddisfatti della nostra vita e… felici.
La citazione del Dalai Lama che apriva la mostra recitava: «Happiness is nothing ready made, it comes from your own action», come per ribadire il concetto.
Altre citazioni accompagnavano il visitatore durante la mostra, quasi come dei promemoria: «Stop comparing your inside with other people’s outside», oppure «When we are together, everything is better». Sì, perché l’ultima parte dell’esposizione era dedicata all’amore, il sentimento più forte e che più ci rende felici.
Anche se, in effetti, per descrivere certe emozioni, come l’amore, non basta spiegarle in una mostra, serve sentirle.

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