Charlie Hebdo: Hitler e 50 Sfumature. Perché sì

Al Mein Kampf, sintesi (per modo di dire) del pensiero di Adolf Hitler, è stata data indubbiamente troppa importanza: è mai possibile che le idee di un folle sanguinario, responsabile della morte di milioni di persone, siano ancora lette, studiate e – da troppi – prese per verità assolute a distanza di 90 anni? Evidentemente è possibile: prossimamente il Mein Kampf diverrà di dominio pubblico e, come spiega Riss nel suo editoriale su Charlie Hebdo, gli editori sono già pronti ad approfittarne.

Adolf-Hitler


Il fatto che un volume come quello di cui stiamo parlando riscuota ancora successo dopo quasi un secolo è allarmante: dopo così tanto tempo i testi ideologici sono di norma consultati solo dagli specialisti o dagli studiosi, non certo dall’uomo della strada. Un comportamento come questo è evidentemente sintomo di un cortocircuito storico che porta, tramite la pura convinzione o il fascino del proibito, ad acquistare il
Mein Kampf anche persone prive del background culturale necessario per capire quello che stanno leggendo.
Evidentemente la demonizzazione di Adolf Hitler, troppo spesso responsabile di una non completa comprensione del personaggio, non ha sortito gli effetti desiderati: l’allontanamento
a prescindere dalle idee del maggiore criminale di tutti i tempi causa inevitabilmente un ritorno da parte di coloro che, non capendo perché incolpare gli ebrei di tutti i mali del mondo sia una solenne idiozia (a cui hanno creduto milioni di persone), decidono di «provare» a leggere il «testo proibito».
Questa è la prova evidente che la demonizzazione è una strategia dannosa e controproducente. Ben venga allora la ridicolizzazione: l’accostamento del
Mein Kampf a Cinquanta sfumature azzardato da Riss è quanto mai azzeccato. Entrambi sono testi sopravvalutati, spiega il direttore di Charlie Hebdo: in effetti chi sarebbe mai interessato a leggere un libro intitolato «La mia guerra» se l’autore non fosse responsabile di un genocidio? E chi sarebbe mai interessato a leggere Cinquanta sfumature se non ci fosse il fascino del proibito, dovuto alla 225742587-83a1c13e-e9d2-4c99-b13c-d70c9c0400bddescrizione di scene di sesso sadomasochista? Nel primo caso è come comprare uno di quegli squallidi libri scritti da degli sportivi (molto spesso analfabeti): sai che l’autore non sa scrivere e che il suo libro è utile solo come combustibile da camino, ma lo compri comunque perché lo sportivo in questione è un grande campione o gioca nella tua squadra del cuore.
Purtroppo però le idee propugnate da Hitler sono ancor oggi tremendamente attuali: il razzismo, la demagogia spiccia che cerca sempre una semplificazione delle responsabilità sono argomenti di discorsi che sentiamo ogni giorno. Forse davvero la
retta via sta nel ridicolizzare, nel prendere per il culo queste assurde strategie di marketing. Il lettore medio di solito evita un libro, se qualcuno gli dice che è da fessi comprarlo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Un pensiero riguardo “Charlie Hebdo: Hitler e 50 Sfumature. Perché sì

  • novembre 11, 2015 in 11:08 am
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    Amo questo blog perché crea un confronto anche fra gli stessi autori. Sono d’accordo con Tito Borsa sia riguardo a questo articolo sia alla scelta di “mettere contro” i suoi collaboratori in modo costruttivo per rendere pubblica e partecipata una discussione intelligente

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