Gli sparatori sono «morti di Stato»

risulta davvero difficile subire inermi il trionfo della disinformazione: nei giorni scorsi abbiamo scoperto che morire di infarto può farti diventare un «morto di Stato» se il tuo decesso segue di poco la condanna a 5 anni per aver sparato 14 (leggasi quattordici) colpi a due ladruncoli disarmati in fuga.
Risulta difficile subire inermi il trionfo delle cazzate di chi vuole trasformare uno Stato civile nel Far West incitando (anche a spese dei contribuenti) i cittadini a comprarsi un’arma. Partiti che invocano la giustizia personale perché quella statale non funziona sono scene che guarderebbero attoniti i sudditi del peggior paese autoritario.

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Non si rende un paese più sicuro assicurando una pistola per tutti (gli Usa sono un esempio): la giustizia deve essere amministrata dallo Stato. Quale cittadino ha l’addestramento necessario per sparare se e solo se non ha altra scelta? Quanti invece si fanno prendere dal panico e sparano a casaccio magari al figlio che torna tardi la notte e che quatto quatto va in camera sua?
La cultura delle armi va di pari passo con quella del caos: se così non fosse ci chiederemmo perché non tornare immediatamente allo Stato di Natura – per usare un lessico hobbesiano – dove non c’era nessuna entità superiore e l’individuo era dotato anche di personale potere giudiziario. Perché abbiamo deciso di limitare la nostra libertà? Solo per aumentare proporzionalmente la nostra sicurezza. Un passo indietro significherebbe sfregiare la memoria di chi ha lottato per donarci un mondo che non ci rendiamo conto di avere. Troppa libertà, soprattutto in mano a persone infelici che possiedono poco e di quel poco sono ossessivamente gelose, significa il caos.
Sarebbe un dramma buffo vedere la giustizia nella sua interezza gestita da poveri ignoranti che hanno perso il pregio di ascoltare e che invece credono di avere la ragione in tasca. Un dramma buffo e perverso simile a una tragedia greca in cui alla fine, uno per uno, tutti i protagonisti si ammazzano perché, purtroppo, la brama di potere è insita nell’uomo ed è vano ogni tentativo di frenarla in una società di pari. Ecco perché esiste lo Stato. Per favore, non togliamogli le uniche funzioni per le quali è utile.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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