Mat Cable – Psychotronic Drugs

«Psychotronic Drugs»
Mat Cable
Alka record label – 2015

downloadVe li ricordate? Erano gli anni Novanta con le prime serie tv e tutte quelle schitarrate limpide e chiassose a infondere coraggio per fare il primo passo con la prima cotta. I Mat Cable sono ancora fermi lì, quasi avessero preso la DeLorean di Doc e Marty; ma sono ancora lì dopo aver vissuto i primi 15 anni del 2000. Sono serviti, sì, sono serviti questi anni di follia musicale per affinare uno stile troppo imberbe come quello dei ’90. Con sonorità che vanno dai Nirvana di Polly (New wave) agli Afterhours delle ballate per piccole iene passando per i suoni penetranti degli U2, i Mat Cable a un anno dalla loro fondazione e dall’uscita del loro primo Ep autoprodotto dimostrano di essere già maturi per 5 brani importanti e consapevoli come quelli contenuti in «Psychotronic Drugs». Chitarre a tratti taglienti a tratti morbide, una voce (Raffaele Ferri) che entra dall’orecchio e si propaga invadente per tutto il corpo e la batteria di Francesco Lupi che picchia precisa mostrano il talento di questi ragazzi. Unica pecca di un gran bell’album è la pronuncia del cantante: non si può pretendere di cantare in inglese in quel modo. Sottigliezze? Probabilmente sì, però davanti a un disco così bello anche un alitata può opacizzare una finestra linda.

Tracklist
Fight or hide 4/5
Under my skin 5/5
Thinking stones 3,5/5
The dance 4/5
Choose your way, babe 4/5

baldissarti

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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