Parigi: la religione non c’entra niente

Non riesco ancora a riprendermi se penso a cosa è successo a Parigi, ma non cambierò l’immagine del mio profilo Facebook. Allo stesso modo non pregherò per Parigi, perché la religione in tutto questo non c’entra. Sono solidale e vicina al popolo francese e parigino; di fronte a questi tragici avvenimenti, però, il mio pensiero lucido va alle migliaia di persone che ogni giorno in tutto il mondo muoiono a causa di attentati simili, realizzati magari dalla stessa matrice terroristica. Ed è colpevole non domandarsi da cosa scaturiscano.

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Non so se si possa parlare di follia collettiva, ma se idee di violenza mascherata da qualche slogan di salvezza attecchiscono così floridamente sono favorite sicuramente da un terreno già instabile. Indovinare il perché non è difficile: paura. Paura di vedersi sottratto un futuro da qualche aereo che passa sopra la testa; paura che traffici commerciali, tornaconti economici, situazioni di mercato internazionale e sete di supremazia uccidano figli, mogli, fratelli, sorelle, madri, padri, nipoti, amici. La paura è una delle forze umane più potenti. Un libro e un film, però, mi hanno insegnato che non è l’unica: più forte della paura c’è la speranza. Ed ecco, quindi, che io spero che l’odio (alimentato solo dalla paura del prossimo) non metta le une contro le altre persone che non hanno nulla a che fare con questa giostra dell’orrore; che ogni uomo, donna di qualsiasi età possa accorgersi che, ora come mai, ognuno di noi è cittadino del mondo secondo quei principi illuministici che costruirono la stessa repubblica francese; che questi principi (liberté, égalité, fraternité) vengano ricordati e messi in atto da chiunque ogni giorno in ogni gesto quotidiano, ogni parola, ogni sguardo. Questa è la mia speranza, e farò tutto ciò che è in mio potere per combattere e portarla avanti. Non per Parigi, non per la Francia, ma per quel briciolo di grandezza che credo appartenga all’umanità intera.

Debora Lupini

La Voce che Stecca

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