Cosa pensano i padovani delle stragi di Parigi?

VOX POPULI

Padova, 20 novembre: ecco cosa pensano i cittadini a una settimana dagli attentati di Parigi.

paris04_mediagallery-page«Dopo quello che è successo a Parigi bisognerebbe bombardare tutto. Sì, lì, in quel posto dove ci sono tutti i terroristi che poi arrivano in Europa, almeno risolveremo il problema. Quelli là vengono allevati a sparare fin da piccoli, poi crescono e inizia la carneficina. Iniziano a sottomettere le donne, a costruire moschee e addio libertà: stanno facendo come Hitler. Lui aveva il mito della superiorità della razza, e così anche questi terroristi vogliono dominare e terrorizzare il mondo. Invocano Allah, il loro Dio, e che non si venga a dire che la religione non c’entra nulla. L’islamismo e il Corano, che loro leggono, diffonde solo odio e violenza. Vedi che la Bibbia mica scrive quelle cose là! Poi, per carità, ci sono gli immigrati bravi, ma la maggior parte causano solo delinquenza. La penso così, sai sono sempre veneta io». (Mara, 50 anni)

«La notizia di più di cento innocenti morti, le tracce di sangue nelle strade, il rumore delle esplosioni e il panico delle persone che sono sopravvissute per me è stato straziante. Che cosa hanno fatto di originalsbagliato queste persone per meritare una morte simile? Riguarda la religione? O la politica? Oppure i soldi e il potere? Per quanto riguarda la religione, ho studiato un pochino sui principi dell’Islam a scuola e di certo non c’è nessun incitamento a uccidere o compiere atti terroristici. Gli estremisti musulmani manipolano i versi del Corano, cambiando il contesto delle parole, per convincersi che stanno facendo qualcosa sotto il comando di Allah, ma in realtà è solo un modo per costruire un impero economico spargendo sangue e colpendo gli innocenti. Sono cresciuto in una comunità musulmana e ho imparato a rispettare tutti, a prescindere dalla religione. Quello che vedo nel mondo oggi è solo una battaglia per i soldi e per il potere. Mi dispiace che molti generalizzino e puntino il dito sulla comunità musulmana. La storia dell’Europa che parla di “diritti umani” è anch’essa piena di sangue, ma questo viene spesso dimenticato, anche se non è assolutamente una giustificazione per uccidere così tanti innocenti». (Samir, 20 anni)

«Venerdì scorso tutta l’Europa si è sentita sotto attacco e vulnerabile alla furia cieca del terrorismo di matrice islamica. La loro è una guerra contro l’Europa e contro l’Occidente. Una guerra contro il nostro modo di vivere e contro la convivenza tra musulmani, ebrei, cristiani e atei. Una guerra contro la pace ed è per questo che abbiamo tutti paura. Siamo vittime tutti, i milioni di cittadini musulmani che vivono nelle nostre città europee completamente integrati e vittime tutti i rifugiati che giungono in Europa scappando dai loro paesi musulmani. La risposta della Francia è stata quella di bombardare Raqqa, la città siriana roccaforte dell’Isis. Ma la guerra è davvero la soluzione? La storia ci ha insegnato che la guerra porterà un un’altra guerra. Mi viene in mente papa Francesco e i suoi numerosi interventi contro la violenza, l’odio, la guerra e le armi. La guerra non può e non deve essere l’unica soluzione». (Barbara, 40 anni)

«Queste azioni dell’Isis hanno scatenato del razzismo nei confronti degli islamici. Non sono musulmani e questo bisogna metterlo in chiaro: il loro obiettivo è scatenare l’odio. Questo populismo di coloro che vogliono bloccare le frontiere ha stancato, e rispondere con l’odio è una cosa inaccettabile. Si ha paura di quello che non si conosce, quindi le persone dovrebbero cercare di capire cos’è l’Islam e cosa significa essere musulmano prima di giudicare così». (Lisa, 25 anni)

«La situazione che stiamo affrontando è particolarmente delicata. Provo tanta amarezza per quello che è successo a Parigi. Le immagini dell’attacco terroristico sono rimaste particolarmente impresse nella mia mente. È difficile per me dare un’opinione, perché ho tanti pensieri discordanti. Gli otto terroristi erano liberi di andare avanti e indietro tra attentati-parigi-novembrela Siria e la Francia, e non è stata prestata attenzione a un qualcosa che si poteva prevenire. Ora molti se la prendono con tutti i profughi e pensano che la soluzione sia chiudere le frontiere. Ma loro che colpa ne hanno? L’Europa si è impegnata a intraprendere una strada ben precisa, che è quella dell’accoglimento e dell’integrazione già dagli anni ’90. E ora che facciamo, chiudiamo tutto, torniamo all’autarchia e ognuno pensa per se? La soluzione è cercare di migliorare la situazione in Libia, in Siria, in Iraq e Afghanistan. L’Islam moderato deve intervenire, denunciare queste persone che causano violenza e terrore, e cercare di collaborare con l’Europa. Mi ricordo che ai tempi delle Brigate Rosse, il terrorismo rosso aveva seminato il terrore e andava a colpire gli innocenti e coloro che denunciavano gli atti. In questo momento mi sembra di rivivere quella parte di storia, perché siamo tutti coinvolti e toccati dagli attacchi». (Carlo, 70 anni)

«Non ho seguito molto l’attentato terroristico di Parigi e ho poco da dire perché la mia opinione si muove su una direzione ben precisa. Sono appena arrivata a Padova per studiare e qui è pieno di stranieri che come vedo causano solo problemi. La guerra è l’unica via possibile, esattamente come hanno fatto gli americani dopo l’attentato del 2001. Tanto in quei paesi sono tutti terroristi e valide alternative al problema non ci sono. L’Italia poi si dovrebbe impegnare a rifiutare tutti quei barconi che arrivano in Sicilia. È inaccettabile che stiamo perdendo la nostra identità culturale per colpa di tutte queste migrazioni che causano odio e violenza, come successo in Francia». (Jessica, 25 anni)

«A gennaio l’attentato a Charlie Hebdo mi sorprese particolarmente. Quasi un’intera redazione massacrata per aver espresso la libertà di espressione. L’attacco di venerdì non mi sorprende più invece: la mia riflessione va immediatamente alla guerra che da ormai quasi 15 anni Afghanistan, Iraq e Siria stanno subendo, in primis dall’America, che imperterrita attacca appena ci sono questioni di sicurezza, come le chiamano loro, piuttosto che magari economiche, e poi dall’Europa che collabora con gli alleati d’oltremare. Quella stessa Europa che ora polizia-tour-eiffel-parigi-attentato-660x375scende in piazza per combattere per i diritti umani si è dimenticata del suo bel periodo coloniale o delle stragi fatte in Medio Oriente. L’ipocrita Hollande parla davanti ai cittadini, con le sue frasi quasi commoventi: la Francia è in guerra e l’azione immediata sarà quella di bombardare di nuovo la Siria e rafforzare la collaborazione con Russia e Usa. Certo, la collaborazione con il Cremlino è necessaria, ma non solo, ancor di più lo è quella con Assad, definito dalla grande democrazia americana due anni fa un assassino, per le stragi compiute in Siria». (Beatrice, 22 anni)

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