Altro che Fallaci, scusiamoci con l’Islam

anziché scusarsi con Oriana Fallaci, che se risorgesse con la testa a posto sarebbe la prima a vergognarsi dell’odio di cui si è fatta portatrice, certi soggetti dovrebbero scusarsi con un miliardo e mezzo di persone. La paura sta trascinando molti italiani, e non solo, nel vortice della follia in cui l’identità tra terrorista e musulmano gode di una corroborazione fuori da ogni logica. Gli islamici devono condannare gli attentati di Parigi? Ma non diciamo idiozie: chi cerca una condanna pubblica forzata auspica la libertà di una dittatura: non esiste alcuna forma di tacito assenso, nessun obbligo giuridico o morale che costringa degli individui a dissociarsi da fatti di cui non sono responsabili. I nostri concittadini residenti all’estero non si sarebbero offesi se un politico francese o un tedesco avesse ordinato loro di condannare i bunga bunga di Berlusconi?
kaabaFa quasi tenerezza poi chi schiera la propria difesa dell’Islam con la storiella del «medioevo culturale»: la loro religione è nata 600 anni dopo la nostra quindi non sono ancora arrivati all’età moderna. Ammesso e non concesso che questa obsoleta forma di darwinismo sociale sia davvero valida, gli effetti del colonialismo ieri e della globalizzazione oggi sono stati nulli?
Sentiteli come disquisiscono sulle differenze fra «Islam moderato» e «fondamentalismo islamico», come se fossero i primi a definirsi «cattolici moderati»: ignorano – o fanno finta di ignorare – che della catena che porta alla follia omicida di certi soggetti la religione non è che l’ultimo anello. Prima ci sono le condizioni in cui versano certi Stati, frutto dell’aborto causato dalle guerre perpetrate dall’Occidente, che non è mai capace di stare fuori dai conflitti interni quando ci sono guadagni all’orizzonte; salvo poi lavarsene le mani quando la situazione diventa insostenibile oppure quando gli interessi vanno in fumo.
Guardateli come raggranellano voti, incuranti di ciò che li circonda; osservateli come ascoltano e applaudono un «eletto» che ha fatto della propria conversione dall’Islam al cattolicesimo il proprio cavallo di battaglia: prima apparteneva alla stessa gente contro cui ora combatte.
Il problema non sono i musulmani, che se decidessero davvero di farci tutti guerra verremmo annientati in pochi giorni: il problema è un sedicente califfato che va leva sulla debolezza della gente e, con il plagio o con le minacce, continua ad acquisire nuovi eletti. Ma non è questione per i poveri di cuore, preoccupati solo che il comunista non pisci nel loro giardinetto.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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