Le «Corruzioni» di Carlo Dossi

Corruzioni
Carlo Dossi
Clichy edizioni – 2015 – 12,90 euro

51iBM6C29pL._SX315_BO1,204,203,200_Ah, i bei tempi andati che esistono solo nella fantasia dei contemporanei per poter rimpiangere qualcosa che non c’è più e che, quasi per definizione, dovrebbe essere migliore del presente. Le «note azzurre», raccolte dal conte Carlo Dossi (1849-1910) per più di quarant’anni e ora scelte dal giornalista Giorgio Dell’Arti, raccontano invece un passato da cui probabilmente non siamo ancora usciti: si dice, tanto per fare un esempio, che sua maestà Vittorio Emanuele II spendesse un milione e mezzo all’anno in puttane, contro le 7200 lire spese per il cibo, e – racconta Dossi – le gentili donzelle non erano così scontente di andare a letto col re, visto che «possedeva un membro virile così grosso e lungo che squarciava le donne più larghe». In confronto, spiega Vittorio Feltri, «il bunga bunga è un esercizio spirituale». I politici immorali, i filosofi vuoti, i burocrati cretini e pure i «bassi» insegnanti sono alcune delle prede di Dossi che, grazie anche all’apparato critico firmato Dell’Arti, tratteggia un inquietante ritratto dell’Italia di cui siamo, se non figli, almeno pronipoti. Tutti ammiriamo Carlo Cattaneo, patriota risorgimentale; bene, il conte Carlo ci racconta dell’amletico dilemma che lo dilaniava da giovane: «il dubbio se la fica fosse per sbiess o per indrizz». E questo lo porta a prendere una povera ragazza, a buttarla sul pagliericcio e a guardare, giusto per togliersi la curiosità: «l’è indrizz».
Una beffarda descrizione dell’Italia che viaggia verso il ventesimo secolo, fra le manie, le paure, le infamie e le lodi che i libri di storia ci hanno sempre censurato.

La Voce che Stecca

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