«Libera nos Domine»: quando il passato è presente

Libera nos Domine letteralmente significa «Liberaci Signore». Questo è il titolo di una canzone del cantautore Francesco Guccini, pubblicata nell’album «Amerigo» del 1978, e che lo stesso cantò in ricordo del terribile attacco terroristico al World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001, giorno in cui era previsto un suo concerto in piazza Duomo a Prato, che, visto gli avvenimenti di quel giorno, venne rimandato al 18 settembre 2001, quando, diversamente dal solito, Guccini si presentò sul palco senza dire nulla e cantò questa canzone.

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Questo brano nasce senz’altro come un inno, non solo contro la guerra ma contro la morte innaturale, contro i visionari e i martiri dell’odio, contro chi dice di fare guerra per amore o per religione, contro i falsi intellettuali e i giornalisti ignoranti. A distanza di 14 anni Guccini, ospite del programma Che tempo che fa, considera attualissima questa canzone per descrivere il terrore che si è diffuso in seguito ai fatti di Parigi.
Analizzando bene il testo sorge spontanea una riflessione: com’è possibile che una canzone del genere sia stata scritta quasi 40 anni fa? Quando ascoltandola sembrerebbe esser scritta oggi per quanto è attuale. Sorprenderebbe pensare che già all’epoca ci fossero i visionari, i ameriggucmartiri del terrore, gli intolleranti e i falsi intellettuali. Eppure non è la prima volta che Guccini compone canzoni 
profetiche e inter-generazionali. Non è, infatti, l’intolleranza il motore principale dell’attacco dell’Isis? Non c’è traccia in ciò che sta accadendo di una sorta di fanatismo religioso, politico e anche sociale?
La cosa che più spaventa è che se una canzone di 40 anni fa rispecchia in modo impeccabile la situazione internazionale moderna vuol dire che nulla è cambiato in questo trascorrere del tempo e di conseguenza, se pur tristemente, nulla cambierà, probabilmente, neanche fra altri 40 anni.

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