«Nous sommes le plus beau couple du monde»

Marine Le Pen e il Front National spazzati via dalla Santa Alleanza di destra e sinistra: tutto per non far vincere gli outsider al ballottaggio. «Con l’Fn scoppia la guerra civile», ha tuonato il primo ministro Manuel Valls.

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«Quello di Marine Le Pen non è più il partito di suo padre: conserva ancora tratti odiosi di insofferenza verso gli immigrati, ma si distingue per una legittima (ancorché non condivisibile) avversione nei confronti delle élite dominanti, dei poteri finanziari e dell’Europa», ha spiegato chiaramente Paolo Mieli sul Corriere, prima di lanciarsi in discutibili paragoni fra il Front National e i 5 Stelle. Dovrebbe far riflettere che in Francia abbiano dovuto arrivare a una sorta di alleanza fra destra e sinistra per sconfiggere questo fenomeno spiegabile solo alla luce di un paese scontento. È assurdo che proprio nella patria della democrazia moderna si debba assistere a comportamenti così antidemocratici: può chiamarsi politica quella che è disposta a tutto pur di non far vincere un avversario? Come diceva Paolo Mieli, il Front National non è più quello delle origini: pur essendo portatore di idee fuori dal tempo e dalla realtà, esso esprime – come tanti altri partiti, se non tutti – delle alternative, fattibili o meno, alla politica odierna. «È stata la paura dell’ultradestra a vincere», hanno detto e scritto i commentatori in questi giorni. Ma la paura di chi? Del popolo o dei governanti che sono spaventati da una forza che non possono controllare perché fuori dai loro schemi? Questo patto, nemmeno tanto tacito, fra destra e sinistra è quanto di più antidemocratico ci sia: si è deciso di distorcere il volere dei cittadini per volere delle élite di cui parlava l’ex direttore del Corriere. Il Front National è un sintomo e gli incauti governanti hanno deciso di debellarlo infischiandosene del resto: a nulla gli importa del malessere che la Le Pen sta cavalcando. Come chiamare questo atteggiamento? Puntare il dito verso la luna soffermandosi a guardare solo quello.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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