Checco Zalone: maître à penser per caso

chiedo perdono per questo affronto: non ho visto Quo vado, l’ultimo film di Checco Zalone. Evidentemente dev’essere un capolavoro, se ha diviso in modo così netto gli italiani fra chi lo ama e chi critica i suoi film perché «disimpegnati». Non sapevo che almeno metà dei miei concittadini fossero dei cinefili tali da passare le serate, disertando la televisione (evidentemente troppo mainstream), a guardare i capolavori di Rossellini, Rosi, Visconti e Fellini. Non lo sapevo ma è evidente che sia così: non saprei spiegarmi in altro modo lo sdegno provocato dall’ultimo lavoro del comico pugliese. Sdegno che, ovviamente, sarebbe sciocco non esternare sui social network, dove anche un idiota ha tanto pubblico da potersi ergere a guru.

quo-vado

Il tragicomico teatro dell’orrore che ha Checco Zalone come protagonista (suo malgrado) esula dal settore cinematografico per approdare a moli sinora inediti: è tornata alla ribalta un’intervista del 2011 in cui il comico si dichiarava contrario alle adozioni per le coppie same-sex, pur favorevole alle unioni civili. A tal proposito il sito gay.tv sentenziava: «Checco, che si definisce comico quasi per caso con aspirazioni da grande artista, non è nuovo a queste uscite da bagaglino» per poi concludere con un profondo interrogativo: «Satira tagliente o battutacce da bar? Ma soprattutto friendly con dei limiti o omofobo con qualche spiraglio di larghe vedute?». Cadiamo nel volgare a rispondere «Chissenefrega»? Dev’essere un’abitudine tutta italiana dover innalzare a maître à penser chiunque si trovi sulla bocca di tutti: Zalone non è un politico e nemmeno fa delle sue idee politiche ed esistenziali la propria ragion d’essere cinematografica, a noi cosa cambia trovarci in disaccordo? E poi, ammesso e non concesso che la sua contrarietà all’adozione per le coppie gay possa cambiarci la vita, se lo critichiamo per questo significa che non abbiamo compreso appieno il profondo significato della democrazia che è coesistenza delle diverse idee e prospera nella discussione che da tali idee naturalmente consegue.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Un pensiero riguardo “Checco Zalone: maître à penser per caso

  • gennaio 6, 2016 in 12:21 pm
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    Sinceramente non capisco tanto astio nei confronti dell’articolo di gay.tv, hanno solo detto che Zalone sembrava gay friendly per essersi scusato con Tiziano Ferro e invece poi si è visto che tanto friendly non lo è, inoltre non hanno dato un giudizio artistico netto sul suo lavoro come invece hanno fatto molti altri, lasciando invece la parola ai loro lettori. Zalone ha usato in alcuni dei suoi lavori personaggi gay (in Cado dalle nubi ad esempio) per cui chiedergli cosa pensi delle unioni civili non è una domanda così scollegata dal suo lavoro. Tralasciando tutto questo Zalone ha detto la sua su un tema molto caldo e visto che siamo in democrazia io credo che si possa ribattere o non essere d’accordo su quello che ha detto. Gay.tv ha semplicemente fatto il suo articolo rivolto ai suoi lettori sul personaggio di cui tutti stanno parlano al momento, cosa che mi pare hai fatto anche tu. Credo che la democrazia sia in pericolo in molti altri ambiti e non certo per un’ articolo di Gay.tv.

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