Colonnelli: da Pavese al thrash metal

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Colonnelli
(R)esisto – 2015

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Nell’era della pirateria musicale, pubblicare un disco è una follia. Un album rock in Italia è un sintomo di squilibrio psichico. Un album metal cantato in italiano non porta a niente: è un caso così raro che manca di una qualunque diagnosi; i Colonnelli lo hanno fatto mettendoci come titolo una citazione del poeta «americano» Cesare Pavese. Undici brani (più una ghost track) forti e pieni di energia, canzoni di morte, riscatto e vendetta. La band di Grosseto, nata nel 2012, dimostra di avere molto talento, oltre che molto coraggio: la chitarra acida e violenta di Leonardo Colonnelli (che è anche cantante) si adegua con incredibile precisione al ritmo forsennato e compulsivo del basso di Andrea Deckard e della batteria di Bernardo Grillo. Le autocelebrazioni, come La marcia dei colonnelli, in tipico stile metal si alternano a pezzi – come la ghost track – che ricordano il punk più puro e anarchico dei Clash, con i cori forti e sgraziati; un mix letale che dà vita a quello che comunemente viene detto «thrash metal». Il trio guidato dal Colonnelli dimostra di saperci fare, come del resto produttori e tecnici che hanno contribuito alla realizzazione del disco: la voce del leader diventa quasi uno strumento musicale, fondendosi perfettamente col resto; il tutto accompagnato da un sound che, per quanto (volutamente) duro e sporco, rimane di grande qualità. Un disco da ascoltare, magari nel buon vecchio lettore cd, per capire che anche gli italiani sanno essere strong & cool.

nuvole

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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