Biton-gate: La fiera delle parole di Massimo

max, che cazzo fai?» canterebbe Zucchero se avesse di fronte Massimo Bitonci, sindaco leghista di Padova da quasi due anni: l’amministrazione del capoluogo veneto ha deciso di non finanziare l’edizione 2016 della Fiera delle parole, kermesse culturale che negli anni ha ospitato personaggi come Corrado Augias, Francesco Guccini, Eugenio Finardi e Roberto Vecchioni.

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Sul
Mattino di Padova (quotidiano del gruppo L’Espresso) di ieri si fa riferimento alle parole dell’ex assessore al Sociale Alessandra Brunetti, «licenziata» pochi mesi fa: la donna racconta che la cancellazione della BitonciFiera delle Parole sarebbe da ricondursi a motivi tutti politici. I contenuti espressi nella rassegna e gli invitati sarebbero «troppo vicini alla sinistra e all’amministrazione precedente». La Brunetti riporta anche un dialogo fra l’assessore alla Cultura Mauro Cavatton e Bitonci stesso, in cui si pensava di aumentare i contributi all’evento in cambio del diritto di scelta degli ospiti oppure di toglierlo e fare una rassegna analoga organizzata da loro, «Tanto i soldi ci sono». È importante sottolineare, come fa anche il Mattino, che queste dichiarazioni vanno prese con le pinze, in quanto relata refero; comunque sia sono sintomatiche sia del peso che un’amministrazione dà alla cultura, sia delle beghe interne all’amministrazione stessa.
Il motto «Max, che cazzo fai?» potrebbe essere adatto anche per l’altra rogna del sindaco «di tutti»: il comandante dei vigili urbani Antonio Paolocci, «fatto emigrare» dalla natia Cittadella (Padova) per volere dello stesso Bitonci, ha impedito al consigliere comunale ex Pdl Antonio Foresta di accedere agli atti sui servizi notturni degli agenti di polizia locale. La motivazione ha del pittoresco: si tratterebbe di
segreto di Stato. Foresta, che da novembre cerca di accedere a quei documenti per sapere se «gli agenti di notte lavorano per i cittadini o per i privati», minaccia ora di segnalare il caso in Procura e di denunciare Paolocci per omissione di atti d’ufficio.
massimo-bitonci-sindaco-140610153824_big1Non c’è da stupirsi se in tutta Italia ridono dell’amministrazione patavina: tralasciando il caso Paolocci che è già così divertente da non aver bisogno di commenti, Massimo Bitonci in nome dell’ideologia ha abiurato al buon senso – la cancellazione della
Fiera delle Parole, indipendentemente dalle motivazioni, ne è l’ennesima prova – e questo i cittadini non sembrano notarlo, oppure ne sono soddisfatti, visto che secondo il Sole 24 Ore Max è tra i sindaci più amati in Italia: dice quello che ai padovani piace sentirsi dire, li assolve incolpando prima gli immigrati e poi il prefetto passando per il governo e per i comunisti (sempre presenti, solo nella sua testa), insomma a molti padovani va bene così. Una città universitaria che diventa un triste polo dei divieti, ring per le inutili battaglie di un uomo accecato dal proprio ruolo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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