Caro Fiano, il fascismo non è un gadget

emanuele Fiano chi? direbbe qualcuno. Da quasi un decennio in parlamento, il deputato Pd milanese si è sempre mostrato vicino a Israele e fermamente contrario – è egli stesso ebreo – a ogni forma di antisemitismo e di neofascismo. Bene, bravo, bis. Resosi probabilmente conto che l’ebraismo non porta notorietà, Fiano pochi giorni fa ha dato fiato alle trombe e ha annunciato di voler inserire la legge Scelba, quella che in soldoni punisce l’apologia di fascismo, nel codice penale italiano. Questo permetterebbe di sanzionare sia il saluto romano sia i gadget come le bottiglie di vino con il profilo del Duce, i calendari e i busti che non è raro trovare anche in luoghi aperti al pubblico.

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Pur sospettando che l’uscita del parlamentare Pd sia in realtà un’
arma di distrazione di massa, parliamone comunque. Fiano pare essere la dimostrazione che, pur essendo passati 70 anni, l’Italia – e soprattutto certi italiani – non riesca ancora a considerare il Ventennio come un capitolo chiuso della sua storia: da questo punto di vista sono sullo stesso piano il nostalgico e il «preoccupato»: entrambi vivono in una sorta di escatologico millenarismo. Prima o poi arriverà un nuovo Mussolini, e allora sarà per il primo la realizzazione di un sogno, per il secondo l’avverarsi di un incubo. L’ingenuità di queste due tipologie di individuo diventa evidente quando si condannano i busti o i calendari emanuele-fianodel Duce: stigmatizzare e, peggio, demonizzare degli oggetti d’arredamento significa considerarli alla base di una nuova dittatura fascista.
Emanuele Fiano dovrebbe fare una mezza giravolta e smettere così di guardare al passato per volgersi verso il futuro in modo consapevole: il fascismo (inteso come ideologia in generale) è un rischio che purtroppo ci portiamo e ci porteremo sempre appresso, però va cercato nei posti giusti. Non nei negozi di grotteschi cimeli (probabilmente
made in China) ma nella nostra quotidiana esistenza: ogni censura e ogni limitazione della libertà può essere l’inizio di una dittatura, evidente o celata che sia. Il problema è che alla fine della guerra non si è voluto tagliare i ponti col passato: i fascisti (quelli veri, intendiamo) sopravvissuti al conflitto non sono spariti nelle loro grigie esistenze ma si sono riciclati nei partiti che, almeno in teoria a questo punto, dovevano essere il baluardo della democrazia.
Emanuele Fiano non è uno stupido: probabilmente queste cose le sa meglio di chi scrive ma, per qualche ignoto motivo, non può o non vuole dirle. Ho sempre considerato Benito Mussolini come un buffone, prima che un dittatore e un criminale, ma solo per fare un dispetto a Fiano sono disposto a mettere un suo busto sulla scrivania.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Un pensiero riguardo “Caro Fiano, il fascismo non è un gadget

  • gennaio 19, 2016 in 4:23 pm
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    La prossima volta inventeranno il rischio derivante dallo studio troppo attento di certe epoche storiche, commineranno multe a chi dice che “si stava meglio quando si stava peggio”. Che amarezza! Che idiozia!

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