Confessioni di un cane sciolto

Mi è stato chiesto alcuni giorni fa: «Dipendesse da te, a chi affideresti il nostro paese?». Sembra una questione abbastanza semplice e altrettanto scontata parrebbe essere la risposta: «Affiderei l’Italia al politico più vicino alle mie idee politiche».

Luigi Einaudi
Luigi Einaudi

Parole come queste hanno tutta l’aria di essere una scorciatoia per evitare il vero problema che si cela dietro una domanda apparentemente banale: esiste una vera personalità politica in Italia? C’è davvero qualcuno che possiamo dire di rispettare per il rigore morale, per la serietà con cui lavora per il bene del paese, qualcuno che stimiamo anche se ha idee opposte alle nostre? I nichilisti muoiono spesso da soli, quindi metto subito in chiaro che stiamo solo esaminando la realtà: ho citato più volte la sentenza di Massimo Fini, «La politica italiana è una lotta fra bande», e non è superfluo né ridondante ripeterla ancora, frase esemplare per sintesi e chiarezza.
massimo-finiIl disincanto non manca però di andare a braccetto con la speranza, ed è per questo che esiste La Voce: un piccolo canto fuori dal coro per cercare di svegliare qualche anima da troppo tempo dormiente. «L’intelligenza non avrà mai peso, mai, nel giudizio di questa pubblica opinione», scriveva Pier Paolo Pasolini in tempi non sospetti. Non vogliamo peccare di superbia, quindi ci limitiamo ad affermare che «l’indipendenza non avrà mai peso, mai, nel giudizio di questa pubblica opinione». L’indipendenza è ciò che ci rende vivi: non avere appartenenza significa non accontentarsi delle verità propinate dai vertici dei gruppi, politici o religiosi cambia poco; essere dei cani sciolti è possibile solo dopo essersi presi una grande responsabilità: l’individuo, non il suo gruppo, è l’unico responsabile dei suoi atti. Basta «Ho solo eseguito gli ordini»: essere indipendenti significa agire solo secondo coscienza, diretta conseguenza del possesso di una coscienza, da non dare per scontato.
pasoliniNon riconoscersi in nessuno se non in se stessi vuol dire poter discutere in modo costruttivo con chi ha idee diverse, purché anch’egli sia libero. È così che è nato questo blog: non siamo un coro perfettamente coordinato perché ognuno ha le sue idee e tutto il diritto di esprimerle. L’unica cosa che ci accomuna è l’indipendenza da qualunque cosa che non sia il nostro pensiero o la nostra coscienza.
Per me, liberale senza alcuna rappresentanza politica, scrivere e cercare così di scuotere gli animi è prima di tutto un atto d’amore per il mio paese, che è da troppo tempo in mano agli italiani, e poi è un atto civile e di conseguenza una disobbedienza politica: disubbidisco all’autorità che ci vuole tutti uguali, omologati al Partito della Nazione, ed è questo a farmi davvero sentire libero.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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