Cirinnà: non deve decidere il popolo

Grave errore logico e concettuale del ministro dell’Interno Angelino Alfano, ospite ieri di Myrta Merlino all’Aria che tira su La7. Il leader di Ncd si è dichiarato contrario alla cosiddetta stepchild adoption (l’adozione del figlio biologico del partner anche in una coppia same-sex) contenuta nel ddl Cirinnà che martedì ha superato indenne il primo voto sulle pregiudiziali di incostituzionalità. Per corroborare la propria tesi Alfano ha dichiarato che l’80% degli italiani è contro le adozioni, mentre la stessa percentuale è favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie arcobaleno.

Alfano
Elaborazione di Flavio Kampah Campagna

Ammesso e non concesso che le cifre sciorinate dal ministro siano vere (non ne ha dichiarato la provenienza), è lecito chiedersi a cosa serva la democrazia rappresentativa e cosa facciano – a parte votare – i parlamentari. Se il compito di un politico fosse soltanto quello di eseguire il volere del popolo, allora la rappresentanza sarebbe soltanto uno spreco di denaro: forse sarebbe più economico (anche se forse meno pratico) indire un referendum popolare per ogni legge. Perché allora la democrazia diretta non esiste più? Per il semplice motivo che i politici non sono cittadini normali: chi di noi, persone comuni, viene pagato per leggere e studiare una legge? I parlamentari sono lì per prendere delle decisioni che i cittadini non hanno il tempo, i mezzi e magari neppure la capacità intellettuale di valutare. Il volere popolare, com’è giusto che sia, si esprime solo mediante le elezioni e nei rari casi di referendum. A parte il fatto che nel caso in questione, la stepchild adoption, si tratterebbe di dare validità giuridica a istituti che già esistono, ossia coppie dello stesso sesso che hanno formato una famiglia de facto comprendente anche i figli naturali di uno dei partner; a parte questo, cosa farebbe Alfano se il 90% dei cittadini volesse espellere tutti gli ebrei o tutti i transessuali che risiedono sul suolo italiano? Secondo il suo ragionamento espresso ieri su La7 dovrebbe ascoltare e concretizzare il paradossale e tirannico volere popolare. A questo punto è chiaro il motivo per cui Alfano è ministro dell’Interno: in fondo per fare politica basta soltanto leggere i sondaggi.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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