Musei: a Urbino l’esempio di un direttore straniero

Venerdì 29 gennaio «La Muta» di Raffaello, fiore all’occhiello della Galleria Nazionale delle Marche (Gnm) di Urbino, ha ripreso il suo posto a Palazzo Ducale. Il celeberrimo dipinto è rientrato dopo aver trascorso cinque mesi presso la reggia torinese di Venaria Reale, cui era stato prestato per la mostra «Raffaello. Il Sole delle Arti». Approfittando dell’occasione, il nuovo direttore della Gnm, Peter Aufreiter, ha tenuto una conferenza stampa durante la quale ha illustrato eventi e progetti previsti per il 2016.

Aufreiter, quarantenne nativo di Linz (Austria), è uno dei 7 stranieri sui 20 direttori delle più importanti realtà museali italiane nominati lo scorso 18 agosto dal Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Il suo eccellente curriculum si apre con una laurea in storia dell’arte e filologia germanica presso la facoltà di Vienna e prosegue con incarichi prestigiosi, tra cui la direzione – dal 2010 – del Dipartimento mostre, prestiti e dell’Artoteca del Museo Belvedere, nella capitale austriaca. I propositi del neo-direttore per la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino sono numerosi, ma uniti dal medesimo fil rouge, un concetto che costituisce la chiave del pensiero di Aufreiter in merito alla fruizione museale: la spiegazione. Per il ritorno de «La Muta», infatti, è stato realizzato un allestimento nuovo di zecca, con pannelli informativi in legno nero, all’interno del quale l’opera è stata «incastonata» come una pietra preziosa nel suo gioiello. Il direttore ha sottolineato la necessità di dar luce anche agli altri principali dipinti della Gnm, per i quali verrà pensato un allestimento simile a quello dell’opera raffaellesca. Inoltre, nonostante i lavori di Raffaello conservati a Urbino siano pochi, tre sale della Galleria verranno interamente dedicate alla sua figura, di fondamentale importanza per comprendere le dinamiche artistiche del rinascimento italiano. Altri personaggi le cui opere e azioni verranno messe in risalto sono Piero della Francesca e la famiglia dei Duchi di Montefeltro: il mecenatismo di questi ultimi ha contribuito allo sviluppo della città di Urbino, soprattutto dal punto di vista architettonico. Un ulteriore obiettivo di Aufreiter è quello di aprire le porte del museo nazionale anche all’arte contemporanea: l’idea è di dedicare uno spazio agli artisti marchigiani emergenti, i quali potranno esporre le loro opere per un periodo di circa sei settimane.
«L’impressione avuta il 5 gennaio, l’unica occasione in cui ho avuto il piacere di incontrarlo, è stata di un uomo sveglio, capace di ascoltare, ma non di farsi condizionare», commenta un dipendente del nuovo Polo Museale delle Marche. «Credo sia ancora troppo presto per dare un giudizio obiettivo, ma penso che il piglio con cui ha affrontato le prime problematiche organizzative sia di buon auspicio per il futuro».
È innegabile, infatti, che il neo-direttore abbia subito cominciato a darsi da fare, mettendosi in gioco e proponendo soluzioni ai problemi che maggiormente caratterizzano non solo la Galleria Nazionale ma l’intera realtà dei musei marchigiani. Lo scopo del Ministro Franceschini con la tanto criticata nomina di direttori stranieri era proprio questo: portare nel rigido apparato culturale statale una ventata di fresca aria transalpina. Bisognerebbe riporre più fiducia nei nuovi «attori» del panorama museale italiano: la loro provenienza estera non può che giovare al tanto auspicato processo di internazionalizzazione dell’offerta culturale del nostro Paese. È giunto il momento che gli operatori del settore artistico mettano da parte il conservatorismo e inizino a dialogare con i colleghi stranieri, aprendosi a nuovi orizzonti di fruizione e didattica museale. Le inutili critiche e competizioni dovrebbero lasciare spazio a uno scambio biunivoco d’idee e progetti, così che ognuno possa far tesoro degli spunti dell’altro.

Giulia Pianelli

Laureata in Economia dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, frequento la magistrale in Marketing e Mercati Globali all'Università di Milano-Bicocca. Innamorata della cultura, nel mio piccolo cerco di diffonderla il più possibile.

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