La difficoltà di chiamarsi Rondolino

essere Fabrizio Rondolino non è mica facile: ogni mattina la penna di punta dell’Unità renziana si sveglia, legge il Fatto Quotidiano e inizia a chiedersi quale articolo potrà criticare nella sua rubrica online Il Fattone. Quasi ossessionato dal quotidiano diretto da Marco Travaglio, Rondolino – donatosi anima e corpo alla causa di Matteo Renzi – deve sfogare la propria rabbia scrivendo acuti e ottusi (qualsiasi cosa purché non retta) articoli il cui unico obiettivo è sfottere il Fatto. Che ci siano altri giornali che criticano il governo non importa, Travaglio e il suo team sono il nemico numero uno.

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rondolino1A Rondolino viene affidato il commento alla morte del ricercatore e reporter Giulio Regeni sull’Unità di domenica e provate a immaginare di chi parla il nostro. Esatto: del Fatto Quotidiano. «Il Fatto indica nel presidente (dell’Egitto, ndr) e nel suo “alleato” Matteo Renzi i responsabili dell’omicidio» e questa sarebbe «la strada ambigua e malinconica dello sciacallaggio politico». Il pezzo sul blog del giornalista Guido Rampoldi viene definito «delirante» perché «affastella menzogne, insinuazioni e macroscopiche falsità nel tentativo, più pietoso che volgare, di dare già per archiviata la vicenda», scrive rond2Rondolino. La verità, acerrima nemica del nostro quasi quanto il Fatto, è un pochino diversa: «Probabilmente non sapremo mai con certezza chi abbia deciso la tua morte – scrive Rampoldi – Sappiamo però che quel che dirà in proposito il regime avrà un’attendibilità pari a zero. I centri della repressione sono diversi e scollegati, ma tutti mentono per riflesso condizionato». In altre parole il giornalista sostiene che ciò che è accaduto a Giulio Regeni probabilmente non diverrà mai di dominio pubblico; vera o falsa che sia questa convinzione, essa viene corroborata da episodi analoghi come l’uccisione dell’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin in Somalia il 20 marzo 1994. Chi sia il mandante del duplice omicidio è ancora un mistero.
Se gli articoli del
Fatto – giusti o sbagliati che fossero – criticavano il governo per una questione inerente all’omicidio del ricercatore italiano, la critica di Rondolino è scritta allo specchio: non è forse lui che, al solo fine di trovare un pretesto per attaccare il quotidiano diretto da Travaglio, è disposto a sfruttare la morte di un giovane?
Se già il titolo di questo corsivo deriva da un’opera letteraria, vorremmo concludere con un’altra citazione:
«Rondolino: se questo è un giornalista».

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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