La cultura in Olanda è roba per ricchi

Dalla nostra corrispondente Amsterdam
«Le arti e la ricerca scientifica sono libere». Così recita il primo comma dell’articolo 13,
Libertà delle arti e delle scienze, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, firmata a Nizza il 7 dicembre 2000. Perché questa libertà di espressione artistico-scientifica possa sussistere, è fondamentale garantire ai cittadini un certo livello di accessibilità alla cultura. Ci sono, però, alcuni stati membri dell’Ue in cui quest’accessibilità pare venir meno: è il caso dei Paesi Bassi e, in particolar modo, della loro capitale Amsterdam, che attrae ogni giorno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.

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Un’enorme piazza – Museumplein – raccoglie al suo interno i tre maggiori musei della città: il Museo Van Gogh, dedicato alle opere e alla biografia dell’artista, il Rijksmuseum, che offre un itinerario nella storia (dell’arte) olandese dal Medioevo al Novecento, e lo Stedelijk Museum, di arte moderna e contemporanea. In altre zone del centro storico, inoltre, si trovano le abitazioni di due celeberrimi personaggi, ora adibite a museo: la casa di Rembrandt, pittore e incisore olandese del XVII secolo, e quella in cui la giovane Anne Frank, di cui tutti conosciamo la storia, si è rifugiata con la famiglia durante l’occupazione nazista.
Amsterdam-Anne-Frank-House-Copy-of-Postcard-back-of-house-_jpgLe varie proposte sono accomunate da una caratteristica che un visitatore, spesso attento a rientrare in un determinato budget di spesa, non può far a meno di notare: un prezzo molto elevato. Si parte dai 9 euro per entrare nella Casa di Anne Frank fino ad arrivare ai 17 richiesti dal Museo Van Gogh e ai 17,50 del Rijksmuseum. Ciò che desta più perplessità è la quasi totale mancanza di riduzioni: l’ingresso per i minori di 18 anni è gratuito nelle tre grandi strutture di Museumplein ed è ridotto per le due case-museo, ma questo è tutto. Non vi sono sconti né per anziani, né per disabili, né per studenti. Il solo museo che propone una tariffa dimezzata per quest’ultima categoria è lo Stedelijk (prezzo pieno 15 euro). Un’interessante alternativa – e forse l’unica possibile – è l’acquisto della «
Museumkaart», una carta di validità annuale che, a poco meno di 60 euro, permette l’ingresso gratuito alla quasi totalità dei musei olandesi, non solo a quelli di Amsterdam. Essa, però, non è molto conveniente per un turista che ha la possibilità di trascorrere nella capitale solo un weekend e non ha, quindi, il tempo materiale per visitare tutte queste attrazioni culturali.

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Nonostante il comfort e la modernità che le strutture offrono e nonostante la sempre più evidente mancanza di fondi del governo olandese, viene spontaneo chiedersi se, da un punto di vista etico, sia corretto rendere la cultura accessibile solo a chi è disposto a pagare cifre così ingenti.
In Italia, dove la situazione economica dei musei è sicuramente tra le peggiori in Europa, non si riscontrano prezzi simili in nessuna città. Anzi, il più delle volte le tariffe d’ingresso sono irrisorie per la portata dei contenuti: un esempio è il Museo del ’900 a Milano, ospitante le opere degli artisti contemporanei che più sono stati venduti da case d’asta quali Sotheby’s e Christie’s, il quale propone l’ingresso intero a 5 euro, ridotto a 3 e gratuito per under 25, portatori di handicap, giornalisti e studiosi riconosciuti. Una proposta simile alla Museumkaart olandese non potrebbe sussistere nel nostro paese, poiché l’offerta culturale è talmente 
vasta e diffusa che sarebbe impossibile realizzare un’unica carta che permetta l’accesso a tutti i luoghi in cui essa si concretizza. Esistono, comunque, abbonamenti, pass e biglietti cumulativi che riguardano le strutture museali delle singole regioni o città. Esempi al di fuori del contesto nazionale sono quelli di Londra e Bruxelles: in quest’ultima, il prezzo dei musei varia dai 5 ai 10 euro, con notevoli sconti per gli studenti, mentre nella British_Museum_Great_Court_MG_4743capitale inglese l’ingresso a sedi espositive quali il British Museum e la National Gallery è addirittura gratuito, sempre e per tutti. Il quesito che sorge, allora, è il seguente: sono l’Italia, l’Inghilterra e il Belgio a non attribuire il giusto valore e, quindi, il giusto prezzo alla propria offerta culturale, oppure sono i Paesi Bassi ad esagerare richiedendo ai visitatori cifre troppo elevate? Probabilmente l’Unione dovrebbe pronunciarsi in merito tramite una normativa atta a ridurre queste differenze tra i vari stati membri e dar vita, così, ad una proposta culturale europea. Malgrado corra l’anno 2016, l’interesse per l’arte e la scienza è ancora considerato da molti come qualcosa di elitario, di intellettuale: un elevato prezzo d’ingresso alle strutture in cui l’interesse si sviluppa non fa che rafforzare tale pensiero. Abbattendo queste barriere economiche, forse, si riuscirebbe a coinvolgere un maggior numero di persone e a far passare il messaggio che la cultura non richiede un determinato livello d’istruzione per poter essere apprezzata: la sua fruizione è diritto di ogni individuo e, perciò, è necessario stabilirne e garantirne l’accessibilità.

Immagini dall’alto verso il basso: Amsterdam, Van Gogh Museum (esterno); Amsterdam, Van Gogh Museum (interno); Amsterdam, Casa di Anne Frank; Amsterdam, Museumplein; Londra, British Museum.

Giulia Pianelli

Laureata in Economia dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, frequento la magistrale in Marketing e Mercati Globali all'Università di Milano-Bicocca. Innamorata della cultura, nel mio piccolo cerco di diffonderla il più possibile.

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