Ancora la Lega nella sanità lombarda

Arriva dalla Lombardia l’ennesimo scandalo, questa volta nell’ambito della sanità e precisamente nel settore odontoiatrico: un sistema fondato sulla corruzione che funzionava da anni, volto come sempre a impinguare le tasche già piene di pochi, a scapito dei pazienti, spesso bambini, sui quali venivano usati materiali scadenti, e che più di una volta hanno avanzato richieste di risarcimento per il trattamento subito.

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Il giro di affari è stato smascherato dalla Procura di Monza all’interno dell’inchiesta «Smile», che ha portato all’arresto di una ventina di persone indagate per associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio; tra questi, un personaggio noto: Fabio Rizzi, presidente della Commissione sanità della Lombardia, leghista e fedelissimo di Maroni. Oltre a lui, il suo braccio destro Mario Longo, che grazie alle pressioni di Rizzi ricopriva un ruolo strategico nell’Icp (Istituti clinici di perfezionamento).
Ma il vertice del sistema sarebbe Maria Paola Canegrati, soprannominata la «zarina» dell’odontoiatria. Da semplice impiegata, aveva costruito in pochi anni il suo impero, che le ha permesso di vincere 28 appalti in Lombardia per quasi 400 milioni. Il sistema prevedeva mazzette per Rizzi e Longo e per i dirigenti ospedalieri, nonché agevolazioni e assunzioni per i loro famigliari.
Si sospetta che facciano parte di una di queste mazzette i quasi 17mila euro in contanti che Rizzi nascondeva in casa, progettando di usarli, Roberto-Maroniassieme agli incassi di qualche altro «affare societario» – come quello, mascherato da aiuto umanitario, dell’ospedale pediatrico in Brasile –, per estinguere il mutuo. Il consigliere percepiva infatti 8mila euro al mese, di cui 5mila andavano al mutuo e 1500 alla Lega.
I compagni di partito hanno tuttavia già preso le distanze. In particolare, Maroni, contro cui il centrosinistra ha annunciato una mozione di sfiducia appoggiata anche dai 5 stelle, ha manifestato stupore e delusione sostenendo che su Rizzi «ci avrebbe messo la mano sul fuoco», ma che evidentemente ha «avuto a che fare sia con dottor Jekyll che con Mr Hyde». Oggi parrebbero suonare come una beffa le sue parole dello scorso ottobre – «Non ci sono tangenti nel sistema sanitario lombardo» – a proposito dell’arresto di Mantovani, ex assessore lombardo alla sanità, lo stesso che secondo le intercettazioni diffuse in questi giorni aveva voluto «far parte della grande famiglia» della Canegrati. All’epoca Maroni aveva circoscritto il problema, dichiarando che complessivamente il sistema era sano, ma evidentemente non era esattamente così, anche se non è ben chiaro se il governatore ne fosse consapevole o meno.

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