Busi: un’autobiografia dell’Italia

L’altra mammella delle vacche amiche
Aldo Busi
Marsilio editore – 2015 – 18 euro

6789728_1028981Se già il precedente Vacche amiche (sempre edito da Marsilio), più che essere un’«autobiografia non autorizzata» dell’autore narrava le gesta di un paese, L’altra mammella delle vacche amiche rafforza ulteriormente il valore dell’interpretazione del sottotitolo. Non si tratta né di un seguito né di una riscrittura, bensì una sorta di coronamento di quello che può essere definito un «romanzo preliminare». Senza nostalgia o malinconia, Busi racconta la propria vita approcciandosi ai ricordi in modo razionale, e questo lo porta a offrire al lettore una fotografia del nostro paese: dal punto di vista sociale, morale, esistenziale e antropologico, l’esistenza di un uomo si intreccia inevitabilmente con quella della nazione in cui vive. D’altronde lo scrittore di Montichiari, sessantotto anni fra pochi giorni, ha vissuto abbastanza e con sufficiente intensità da poter arditamente accostarsi all’Italia. Le vacche amiche, le donne di una vita, si accalcano una dopo l’altra con la segreta speranza di essere così uniche (o almeno di apparire tali) da rimanere nei ricordi poiché diverse dalle altre; come vacche al trogolo, queste finte amiche premono per poter succhiare del latte, ignorando che così facendo offriranno la propria linfa all’Autore.
Al lettore spetta un compito curioso e certamente impegnativo: sciogliere i nodi della vita di Busi che, come fili di una matassa, appaiono tanto attorcigliati da rendere impossibile discernerne l’origine e la fine. La narrazione è così ritmata da sembrare una danza: un ballo eseguito stringendo forte la lingua italiana al petto. Se certi autori si mimetizzano nel basso punto di vista di chi vive gli avvenimenti e altri – Victor Hugo in primis – scelgono di sostituirsi a Dio per guardare la realtà nella sua totalità, Busi sceglie la terza via, quella che gli consente di prendere le cose dritte nel petto, esaminandole con razionalità nelle loro viscere più profonde.
È proprio questo binomio quasi paradossale fra l’irrazionalità dei ricordi, che come ci hanno insegnato i filosofi tendono a essere avvenimenti piegati al desiderio inconscio della mente umana, e la razionalità illuministica dell’approccio a rendere L’altra mammella delle vacche amiche un unicum, un romanzo che ondeggia fra l’onirico della memoria e l’estremo materialismo della storia. Un esperimento ardito che, grazie a un sapiente uso (come abbiamo già detto) dell’italiano, Busi è riuscito a eseguire, consegnandoci un prodotto credibile, divertente e mai scontato.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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