Utero in affitto: la lettera a Massimo Fini

Caro Massimo,
leggo sempre con piacere e curiosità i tuoi articoli perché, indipendentemente dal fatto che io condivida o meno le tue affermazioni, sono parole che colpiscono al petto e impongono al lettore una riflessione. Si tratta di ragionamenti lineari e logicamente impeccabili che si concludono esattamente nel modo in cui desideri che si concludano. La differenza di opinione sta essenzialmente nelle basi della dissertazione, visto che la logica e la razionalità di un discorso sono quasi una scienza, e quindi non lasciano spazio a discussioni.

Il quotidiano cattolico «La Croce» un anno fa raccoglieva firme contro l'utero in affitto
Il quotidiano cattolico «La Croce» un anno fa raccoglieva firme contro l’utero in affitto


Ti scrivo in merito al tuo corsivo pubblicato ieri sul Fatto, dal titolo L’epoca buia dell’utero in affitto, in cui spieghi con la consueta chiarezza le motivazioni per cui sei contrario alla maternità surrogata. «I “secoli bui” non sono quelli che, riferendosi al Medioevo, vengono definiti tali. I “secoli bui” sono quelli che stiamo vivendo» è la tua amara conclusione. È particolarmente interessante il punto di vista partendo dal quale discuti l’argomento, un punto di vista molto ampio: è giusto che l’uomo finisca per dominare ogni aspetto della natura, compresa anche la maternità? La tua risposta è «No».
Per quanto la questione che poni sia estremamente attuale e priva di una risposta univoca, non mi pare però che il tema dell’utero in affitto sia l’esempio più adatto per illustrare il discorso. Parli del «senso del limite», norma etica e religiosa aurea nel mondo greco: l’hybris, ossia il superamento della «parte» destinata all’individuo, era considerato il peggiore dei mali, degno della più terribile delle punizioni. «Noi è proprio questo senso del limite che abbiamo perso e che ci perderà», scrivi. Sono tue opinioni che ovviamente in quanto tali rispetto, però massimo-finibasare un ragionamento su delle opinioni lo rende inevitabilmente soggettivo e quindi non solido. Citando Beppe Grillo, affermi che «gli orrori del presente, partoriti dalla mente dei vari Frankenstein, non sono che un pallido fantasma di ciò che ci aspetta nel futuro», però il termine «orrori» non è collegato certo a un concetto neutro, quindi tu indirizzi già la tua esposizione verso un punto di vista, tralasciando tutti gli altri.
Venendo al dunque, è abbastanza equivoca la (supposta) superiorità dei greci e di Bacone rispetto a noi, se essa si basa unicamente sul rispetto del limite. E poi, qual è questo limite? Non potrebbe indicare «ciò che l’uomo è in grado di fare grazie al suo ingegno»? Francis Bacon, autore della frase «L’uomo è il ministro della Natura ma alla Natura si comanda solo obbedendo a essa» che tu citi, dove collocava il limite fra obbedienza e disobbedienza alla Natura? E quindi: quali pratiche mediche obbediscono alla Natura? Purtroppo siamo gli unici esseri viventi su questo pianeta ad avere la ragione e l’ingegno necessari per andare avanti nel processo di evoluzione tecnologica, quindi non possiamo prendere nessun’altra specie come esempio.
Le mie possono sembrare inutili pignolerie però credo che siano questioni estremamente importanti: la questione della maternità surrogata e, più in generale, dell’esistenza di «limiti» etici all’agire umano è molto complessa. Quando non si tratta di interventi distruttivi, come la bomba atomica, è difficile arrivare a una verità, sempre che ci sia. Per questo motivo queste righe cercano soltanto di aprire una discussione sia con te che con i nostri lettori, molto agguerriti sul tema. Ritengo assolutamente necessario, nel momento in cui si parli di «limiti», stabilire quali essi siano, non solo quando essi vengono superati, solo così una nozione può diventare un metro per prendere posizione e avere un’opinione sulla realtà. Io sono convinto che, fin quando la scienza è utilizzata per la sopravvivenza della specie (ovvero ogniqualvolta crea o mantiene la vita anziché distruggerla) sia utilizzata nel modo corretto.
Da buon liberale innamorato della democrazia non pretendo dunque di avere ragione, solo di avere diritto di parola, che poi è quello che sto esercitando, e diritto di chiedere chiarimenti.
Con stima

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Un pensiero riguardo “Utero in affitto: la lettera a Massimo Fini

  • marzo 5, 2016 in 12:23 pm
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    Tuttavia il corsivo di Fini appare più efficace del tuo nell’ immediatezza. Bisogna pensare anche a chi legge, sempre!

    Risposta

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