Stati Uniti: chi ha paura di Donald Trump?

Un tempo erano loro a prendere in giro noi, «Why Berlusconi?» e storie simili, ora sono loro oggetto di scherno: gli elettori americani sembrano in preda a una Trump-fobia. L’Ansa riferisce di persone in delirio, sui lettini da psicanalista. «Sa, dottore, ho fatto un incubo: tornava il Ku Klux Klan». Sembrerebbe la trama di un romanzo bizzarro, oppure l’inizio di un classico fantasy post apocalittico, se non fosse che sta davvero succedendo. C’è gente che al pensiero di Trump presidente sogna la fuga o la sognerebbe, se riuscisse a dormire, ma c’è una notizia sconfortante per costoro: l’unico modo per sfuggire al presidente degli Stati Uniti sarebbe cambiare galassia.

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I più spaventati dal plurimiliardario (che però non ha i soldi per comprarsi un parrucchino presentabile) sembrano essere molti esponenti dello stesso Partito Repubblicano. Il suddetto partito, infatti, nacque nel 1854 dalla fusione fra il Free Soil Party, in cui confluivano parte dei voti degli afro-americani che riuscivano a votare, e la parte antischiavista del vecchio partito Whig. Insomma, in passato erano i democratici i più schiavisti: devo confessare che la cosa mi ha lasciata basita. Ve lo immaginate, per un partito, che smacco passare da Lincoln a Donald Trump? Sarebbe uno scacco serio per chi pensa che, nonostante tutto, la storia va verso il Bene. Non che Lincoln fosse hillary_clintonpoliticamente santo come lo divenne dopo morto, ma abolì la schiavitù, almeno sulla carta e dopo infinite pressioni. Intanto, dall’altra parte, Hillary non ha strada facile come pensava, Bernie Sanders non perde un colpo (pare ci sia più «nuovo» nel candidato anziano che in tutti gli altri). Sembra un po’ come quando da piccoli giocavamo a «Chi ha paura dell’Uomo Nero?», una squadra faceva questa domanda, poi si cominciava a correre. Ora la domanda è «Chi ha paura di Donald Trump?». La sottoscritta, un po’, sì. Ma ve lo immaginate se vince? Le costruzioni umane visibili dallo spazio diventerebbero due: la Muraglia Cinese e il muro fra Stati Uniti e Canada.

Cecilia Alfier

Impegnata tra libri e scacchi, in movimento tra Padova e Torino, sempre con una forte dose di sarcasmo.

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