«My Light Bones»: rock antico e innovativo

Minority
My Light Bones
Alka Record Label – 2016

My-Light-Bones_Minority_recensione_music-coast-to-coast

Esiste ancora qualcuno che propone un disco di musica rock in Italia? Per fortuna possiamo dire di sì. Sebbene nel nostro paese il Rock ’N’ Roll non sia il genere prevalente, è senza ombra di dubbio ammirevole che le nuove band cerchino di portare nuovi orizzonti alle sonorità della musica nazionale.
Tra gli artisti emergenti, un lampante esempio sono i «My Light Bones», un gruppo fiorentino, che con il loro ultimo disco mira a lanciare l’alternative rock, con la speranza di poter suonare la propria musica nei grandi palchi che hanno fatto la storia.
La band italiana, formata da Marco Lompi, Riccardo Betti, Duccio Bandinelli e Neri Bandinelli, è nata poco più di quattro anni fa, crescendo assieme, nota dopo nota, e riuscendo, dapprima a pubblicare il primo ep omonimo nel 2012, e il secondo «Killer Plants» l’anno successivo.
Il gruppo ha avuto molte soddisfazioni durante questi anni di duro lavoro, come il privilegio di aprire concerti di molte band di spessore come i Valerian Swing, i Cosmetics e gli Jack of Heart, vincendo anche successivamente il «Rock Contest» di Controradio.
Dal 19 febbraio è disponibile il loro ultimo ep «Minority», prodotto dall’etichetta ferrarese Alka Record, composto da 5 brani, dei quali Cities è in rotazione radio.
Ascoltando questi singoli, capiamo già nell’immediato che abbiamo di fronte a noi una band audace e fresca, che riesce a proporre sound innovativi e mai sentiti prima. Le canzoni, infatti, si aprono con un insolito prologo, costruito da accordi, basso e batteria che ci ricordano l’impronta del vecchio rock anni ’60, ormai quasi sconosciuto al pubblico.
Tuttavia, sebbene siano presenti un’innovazione e un coraggio non comuni, la band fiorentina manca, probabilmente, di quella maturità che si può raggiungere solamente con il tempo. Le canzoni proposte, anche se innovative, presentano un’armonia tra le note che risulta ancora acerba forse a causa, oltre che dei pochi anni che questi quattro ragazzi hanno alle spalle come band, anche dall’immensità del loro progetto, che mira a riproporre nel campo musicale un sound complesso ed elaborato.
La cosa più lampante emersa ascoltando questo disco, è che anziché scegliere una strada di facili successi e sonorità meno elaborate, questi ragazzi hanno abbracciato un progetto, sicuramente più tortuoso ma anche più ambizioso, dove la qualità prevale sul resto. Ora aspettiamo solamente che questa band cresca sempre più fino al raggiungimento del sound perfetto.

depasquale

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

Rispondi

Shares