«A patti col diavolo» tra i limiti di Dio e l’avidità

A patti col diavolo
A. Dumas, C. Asselineau
Il Canneto Editore – 2015 – 8 euro

book_saussolBrevi e geniali, questi due racconti a tema faustiano che Il Canneto Editore ci regala nella loro prima edizione italiana ci parlano di due profondi limiti dell’uomo: l’avidità e l’inaccessibilità all’arte divina. L’avidità non va intesa come mera sete di denaro: i protagonisti che Dumas e Asselineau ci presentano desiderano altro, ma con una tale cupidigia che sono disposti a fare qualunque cosa pur di ottenerlo… Ma i due hanno anche un’altra cosa in comune: insofferenti dei confini della propria immaginazione mortale, aspirano ad acquisire una creatività infinita, a farsi fautori di un’arte ultraterrena, accessibile solo al divino… o al diabolico.
In Il Diavolo e l’architetto, con il suo comprovato talento di narratore, Dumas racconta la storia di un uomo che, incaricato di progettare una cattedrale e non riuscendo a trovare ispirazione, si lascia tentare da Satana in persona, che gli offre un progetto di insuperabile perfezione in cambio della sua anima. L’architetto, non del tutto convinto, si rivolge a un monaco che, anch’esso sedotto dall’idea che la Chiesa possa vantare un edificio di tale bellezza, arriva a chiedergli: «Tu tieni molto alla tua anima?». Infine, gli suggerisce di ingannare il diavolo, ma l’architetto dovrà fare attenzione a non commettere peccati mortali, come l’orgoglio…
Asselineau, con ironia e leggerezza, racconta invece di un giovane che, dopo essersi reso pubblicamente ridicolo improvvisandosi un virtuoso del violino nel tentativo di conquistare l’amore di una donna, decide di togliersi la vita; ma, giunto nell’aldilà, un misterioso guardiano dell’inferno gli concede una seconda opportunità, La seconda vita appunto. Ora il giovane, avendo fatto esperienza della morte, non è più soggetto ai limiti umani e quindi può godere di una comprensione sin troppo profonda dell’arte e della musica, che gli fornirà una nuova ragione per essere insoddisfatto della propria vita: non essere capito dagli altri.
Due racconti straordinari, peccato che questa edizione non abbia riservato loro la cura che meritano.

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