ExoMars: anche l’Italia vuole conoscere Marte

La missione ExoMars, nata dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e l’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos, ha avuto inizio alle 10.30 (ora italiana) del 14 marzo scorso. Con un lancio perfetto dalla base russa di Baikonur, nel Kazakistan, il razzo Proton si è staccato dal suolo terrestre portando con sé il modulo Tgo e la capsula Schiaparelli.

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Alla velocità di 21000Km/h, il viaggio durerà 7 mesi e terminerà il 19 ottobre una volta raggiunta la posizione prestabilita. A quel punto la sonda dedicata all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, colui che per primo studiò i canali di Marte, affronterà la discesa sul pianeta rosso in 400 secondi nel bel mezzo di una violenta tempesta di sabbia (condizione favorevole per dare inizio agli studi scientifici). Da porre in evidenza è il fatto che l’Italia nella missione Exomars è in pole position con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), l’industria e la ricerca. Sono stati prodotti a Torino entrambi i moduli appena lanciati, compreso il terzo 111234266-7b1648e5-4309-48fe-8c0f-077e4a4303c3che partirà nel 2018 contenente una trivella con punta di diamante per perforare il suolo marziano. Inoltre, l’Asi è la principale contribuente di questa missione, dato che finanzia con 350 milioni di euro il 32% della prima missione europea. Nel nome è implicito lo scopo: «Exo» (exobiology), che significa esobiologia, è la scienza che studia le forme di vita su altri pianeti del nostro Sistema Solare. Questa missione prevede infatti due fasi: quella partita il 14 è la prima, che durerà sette anni e servirà a raccogliere dati scientifici e permetterà le comunicazioni con la Terra; la seconda avrà inizio nel 2018, e studierà il suolo marziano a due metri di profondità alla ricerca di tracce di vita, passata o presente, riuscita a sfuggire alle temperature estreme di Marte; dunque se il pianeta è stato ospitale per la vita o se lo è ancora, aspetto da cui potrebbero avere inizio future missioni dell’uomo. Se così fosse, stando lontani dalla Terra bisognerebbe rispondere a un problema reale: nutrirsi. Non è una suggestione ispirata da letteratura e film, ma un dato di fatto, il suolo di Marte (seppur con qualche aiutino) può essere reso fertile. È stata un’azienda aerospaziale italiana a trovare il modo di far crescere un orto in condizioni quasi identiche a quelle del suolo di Marte. Piante di pomodoro, peperoncini e spinaci su Marte, non saranno più racconti fantascientifici. Al di là della fantascienza, il sogno di andare su Marte inseguito da sempre dal cinema adesso continua nella realtà.

Valeria Mancini

La Voce che Stecca

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