David Bowie. L’uomo che cadde sulla terra

David Bowie. L’uomo che cadde sulla terra
A cura di Pippo Delbono
Edizioni Clichy – 2016 – 7,90 euro

imageItemNon si può negare che David Bowie, venuto a mancare un paio di mesi fa, nei suoi quasi 50 anni di carriera sia riuscito a incidere sul costume, sulla moda, sull’immagine, sull’arte, sulla cultura e sulla musica del Novecento. Con i suoi cambiamenti repentini e imprevedibili è riuscito a spiazzare il pubblico, senza mai assumere il ruolo di rockstar, preferendo a questo «Blackstar». Una stella nera che ha ispirato tre generazioni di musicisti, anticipando di decenni i movimenti musicali, sperimentando e raccontando i nostri sogni e i nostri incubi. «C’è sempre l’amore nelle canzoni di David Bowie, come del resto si potrebbe dire che l’amore c’è sempre in tutte le canzoni, anche nelle canzonette», scrive Delbono nell’introduzione a questo volume, e poi conclude che «in Bowie come nei “grandi” della storia l’amore è un amore che non scappa dalla trasgressione, dalla ribellione». Si tratta infatti di un amore «libero». L’uomo che cadde sulla terra è un’utile quanto agile guida per districarsi nel mezzo secolo firmato Bowie: il curatore riporta interviste, ripropone foto d’epoca, testi di canzoni e commenti di personaggi che hanno conosciuto in prima persona il Duca Bianco. Da Amanda Lear che nel ’77 confessava al Corriere di essere uscita con un ragazzo che si truccava più di lei, a Bowie stesso che nello stesso anno spiegava a Mario Luzzatto Fegiz «Amo vivere e passeggiare a Berlino perché è l’unico luogo al mondo dove non esistono star e divi. L’ultimo, che risiedeva in quella città e si chiamava Hitler, è morto tanti anni fa in circostanze misteriose». Il volume curato da Pippo Delbono è una sorta di vademecum che fornisce al lettore tutti i prerequisiti necessari per addentrarsi nel mondo del Duca Bianco; un libro prezioso, che ci riporta indietro di anni facendoci scendere una lacrima, o perché al tempo avevamo vent’anni e zero problemi, o perché i Settanta e gli Ottanta avremmo voluto viverli anche noi.

La Voce che Stecca

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