Bruxelles: la libertà dalle sue macerie

In momenti come questi ogni parola è di troppo: dopo poco più di 4 mesi dagli attentati di Parigi, con le ferite ancora aperte, rieccoci sull’orlo della spirale del panico. Ieri, giusto per riassumere quanto di sicuro già sanno tutti, la sala partenze internazionali dello scalo Zaventem di Bruxelles è stata devastata da un kamikaze, poco dopo altre esplosioni nella rete della metropolitana della capitale belga.

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Non vogliamo entrare nei dettagli di quanto è accaduto: il bilancio delle vittime e dei feriti alle 20:30 di ieri sera (quando questo articolo viene scritto) è ancora dubbio. Neppure vogliamo cercare di arraffare likes e visualizzazioni aggiungendoci alla gara che decreterà la vittoria del media che mostra la foto più violenta o più strappalacrime: non intendiamo partecipare a questa competizione pornografica, irrispettosa e di pessimo gusto.
Che dire? Non ci sono parole per commentare l’ennesimo attentato in Europa in neanche 15 mesi. L’invito che ci sentiamo di condividere, per quanto possa apparire inadeguato alla luce di quanto è accaduto, è di non fare il gioco dei terroristi: al di là dell’aspetto economico e politico, Europa significa libertà, un diritto che le generazioni che ci hanno preceduto hanno conquistato e che noi dobbiamo tenerci stretto. Attaccare l’Occidente significa attaccare in primo luogo ciascuno di noi. Mentre i governi, gli Stati e le intelligence contrattaccheranno coi mezzi che riterranno opportuni, i quali non intendono essere oggetto di questo pezzo, a noi comuni cittadini pensanti e «pensaturi» nonostante le brutte prospettive che si profilano all’orizzonte spetta un compito se possibile ancora più difficile e controintuitivo: rimanere liberi.
Non citeremo ancora una volta Hobbes e l’inversa proporzione che sussiste tra libertà e sicurezza per non annoiarvi, però è importante che, nonostante tutto, non sia la sicurezza a trionfare: l’assenza di libertà, quindi di diritti, è assolutamente destabilizzante e frustrante per nazioni abituate al lusso della democrazia. Correre dei rischi, fra cui figura anche purtroppo la morte, può essere davvero l’urlo della riscossa di un continente che non vuole abbandonare la democrazia né per un sedicente califfato, né per una dittatura della paura. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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