«Le nuvole»: un album fra Oriente e Occidente

In occasione dei 17 anni dalla morte di Fabrizio De André (11 gennaio), considerato dalla maggioranza il più grande cantautore italiano di tutti i tempi, ogni settimana analizzeremo – senza pretesa di esaustività – i 13 album in studio dell’artista genovese: da «Volume I» ad «Anime Salve», dal 1967 al 1996.

Fabrizio_De_André_-_Le_Nuvole

Siamo nel 1990 e, dopo sei anni di silenzio, esce «Le nuvole», il dodicesimo e penultimo disco di Fabrizio De André. Nato dalla collaborazione con Mauro Pagani, Massimo Bubola e Ivano Fossati (con cui, nel 1996, lavorerà ad «Anime salve»), è un album che riprende in parte la lingua del precedente «Crêuza de Mä» aggiungendoci anche brani in italiano e in napoletano. «In “Crêuza” in fondo ci eravamo divisi i compiti, lui i testi, io le musiche. Quando cominciammo a lavorare al disco nuovo ci rendemmo conto invece che con il passare degli anni il nostro rapporto si era fatto più profondo, che le nostre conoscenze sempre più si influenzavano e si intrecciavano a vicenda. Così stavolta tutto prese forma e identità davvero a quattro mani, chiacchierando, inventando, facendo e rifacendo», racconterà a questo proposito Mauro Pagani. Il titolo, rubato a un’opera di Aristofane ripresa poi nel recitato di apertura, simboleggia il potere che dall’alto oscura la vita (e la visuale) delle persone comuni: «Le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere», spiega De André stesso nel ’90. Mentre le prime quattro canzoni (il lato A) sono il punto di vista del potere (Le nuvole, Ottocento, Don Raffaè, La domenica delle salme), le altre quattro (il lato B) raccontano dalla prospettiva del popolo (Mégu megún, La nova gelosia, ’Â çímma, Monti di Mola). Le sonorità sono le stesse di «Crêuza de Mä»: mediterranee e avvolgenti. Il lato A termina con un canto di cicale, che simboleggia ironicamente il «coro di vibrante protesta» lanciato dal popolo italiano in risposta allo spadroneggiare dei potenti e alla perdita di ogni tipo di valore. «Le Nuvole», album poco conosciuto dal grande pubblico, è un momento fondamentale nella carriera di De André: la media res fra l’Occidente e l’Oriente, fra l’italiano e le lingue regionali, fra l’aulico e il popolare, il seme da cui germoglierà «Anime salve».

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

Rispondi

Shares