Referendum trivelle: perché voterò «Sì»

Pur essendo convinto che, al di là di ogni partigianeria, quando c’è un referendum l’importante sia andare a votare, proverò con queste righe a spiegarvi le ragioni che mi porteranno il 17 aprile a votare «Sì», a favore dell’abrogazione della norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Se la questione può sembrare marginale perché estremamente circostanziata, il 17 aprile si giocherà una partita più ampia che riguarda il rapporto fra energia e territorio e il ruolo dei combustibili fossili nell’economia energetica di una nazione.

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Secondo i calcoli di Legambiente, elaborati su dati del ministero dello Sviluppo economico, le piattaforme soggette a referendum coprono quasi l’1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas, quindi l’impatto sull’economia italiana sarebbe trascurabile. Lo stesso però non si può dire dell’impatto simbolico del quesito referendario: oltre ovviamente all’eterna disputa su quanto il gioco valga la candela quando si parla di energia, contando i rischi che le piattaforme petrolifere (come d’altra parte il nucleare) portano con sé, l’eventuale vittoria del sì potrebbe significare che la volontà popolare intende iniziare un percorso che porti all’utilizzo di fonti energetiche diverse dai combustibili fossili.
È inoltre importante notare che, dopo il rilascio della concessione, gli idrocarburi diventano proprietà di chi li estrae, nel nostro caso le società petrolifere sono tenute a versare allo Stato italiano il 7% del valore del petrolio e il 10% di quello del gas, questo significa che più del 90% degli introiti derivanti dalla vendita degli idrocarburi possono benissimo finire fuori dall’Italia. Bisogna poi aggiungere a questo che l’attività estrattiva mette a repentaglio quello che è veramente il tesoro del nostro paese: il turismo, un’industria che ogni anno fattura circa 160 miliardi di euro, un decimo del Pil nazionale. Un’altra attività che potrebbe essere danneggiata dalle trivelle è la pesca, che rappresenta il 2,5% del Pil e che dà lavoro a 350mila persone.
Votare «Sì» rappresenta una scommessa in un futuro diverso, dove i combustibili fossili saranno via via sempre meno importanti. L’importanza di questo voto è immensa: il quesito referendario potrebbe essere liberamente tradotto come segue: «Volete porre dei limiti, oppure siete disposti a tutto pur di ottenere dell’energia?».

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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