Capiamo l’Isis partendo da Terzani

«Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perché io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali».

Tiziano Terzani

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Così lo scrittore e giornalista scriveva nel 2001, in risposta al delirio di Oriana Fallaci in seguito agli attentati alle Torri Gemelle. La frase che abbiamo riportato è quanto mai attuale oggi che si invoca a gran voce il bisogno di una soluzione per il «Problema Isis». È innegabile che i terroristi che si fanno esplodere in Europa costituiscano un problema: alle numerose vittime del 7 gennaio e del 13 novembre 2015 a Parigi si sono aggiunte quelle delle tre esplosioni a Bruxelles il 22 marzo scorso. Ma esiste una soluzione? La risposta, forse sin troppo ottimista, che ci sentiamo di dare è affermativa, trovandoci però in disaccordo con chi sostiene che l’unico metodo per sconfiggere il terrorismo sia andare in loco a bombardare senza se e senza ma vastissimi territori.
Terzani parla di eliminare «le ragioni» che portano al terrorismo e noi ci chiediamo: «Perché non provarci?». Affidarsi unicamente alla guerra come risposta alla guerra è una semplificazione che, in quanto tale, è totalmente inadeguata per un problema così importante, urgente e complesso. Il giornalista nel 2001 non conosceva nemmeno il contributo dato al terrorismo e, soprattutto, alla lotta armata nei territori dell’Isis dai cosiddetti foreign fighters: si tratta, per chi ancora non lo sapesse, di cittadini europei – spesso ma non necessariamente legati in qualche modo al fondamentalismo islamico – che decidono di andare a combattere tra le fila del sedicente Stato Islamico.
Un altro fattore che non esisteva nel 2001 era la propaganda da parte di questi gruppi jihadisti: spulciando sul web si possono trovare video pubblicitari nei quali, con montaggio e riprese degne di un film di Hollywood, si convince lo spettatore a partire. Se questo metodo viene utilizzato è perché evidentemente funziona: gli stipendi e i benefits garantiti ai militanti dell’Isis attraggono anche molti europei, perché? Per quale ragione un cittadino del vecchio continente, pacifico da settant’anni almeno nella parte occidentale, è disposto per soldi ad andare in uno scenario di guerra a combattere anche se la questione direttamente non lo riguarda? La risposta è tanto semplice quanto scontata: si tratta quasi sempre di borderline, uomini e donne che vivono situazioni indubbiamente difficili e che trovano nell’Isis una certezza. Questo significa che l’Europa ormai di sicurezze ne può offrire ben poche.
Solo parlando in questi termini, siamo assolutamente convinti, si potrà sviscerare la questione del terrorismo jihadista, e solo sviscerandolo adeguatamente si potrà giungere a una soluzione vera.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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