Il testamento spirituale di Fabrizio De André

In occasione dei 17 anni dalla morte di Fabrizio De André (11 gennaio), considerato dalla maggioranza il più grande cantautore italiano di tutti i tempi, ogni settimana analizzeremo – senza pretesa di esaustività – i 13 album in studio dell’artista genovese: da «Volume I» ad «Anime Salve», dal 1967 al 1996.

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Un testamento spirituale in nove brani. Questo è «Anime Salve», l’ultimo album di Fabrizio De André, pubblicato nel 1996, nemmeno tre anni prima della morte del cantautore. Nato dalla collaborazione con Ivano Fossati, già sperimentata per alcune canzoni de «Le Nuvole» sei anni prima, questo disco unisce sonorità mediterranee a testi meno immediati rispetto al passato, completamente diversi rispetto agli esordi di De André: si tratta di liriche molto intimistiche e oniriche, che – laddove non sia stato lo stesso cantautore a darne la chiave di lettura – molto spesso si prestano a diversissime interpretazioni. È il caso di brani come Anime salve, Dolcenera e Smisurata preghiera. L’artificioso genovese nato con «Crêuza de mä» si ritrova soltanto in  cúmba, particolarissimo pezzo che riporta un dialogo fra il padre di una ragazza e il pretendente alla sua mano. Per il resto troviamo parti in brasiliano (Prinçesa) e in lingua rom (Khorakhané). Vero e proprio testamento spirituale è la canzone che chiude l’album, il reale traguardo della produzione di De André: Smisurata preghiera. Ispirata alla saga di Maqroll il gabbiere di Álvaro Mutis, suo romanziere preferito, è una sorta di saluto amaro ma al contempo pieno di speranza che il cantautore porge ai suoi ascoltatori: «La maggioranza sta». La reazione dello scrittore colombiano, avvisato da Einaudi, non si è fatta attendere: «Soltanto un uomo con una grande anima avrebbe potuto scrivere una cosa così, una preghiera davvero smisurata. […] Dubitai che forse dovevo essere io, tra i due, quello lusingato di aver incontrato l’altro».
Il risultato, citando la recensione di Repubblica, è un vero capolavoro per salutare il secolo che stava finendo, un album che continua a essere attualissimo e freschissimo anche a vent’anni di distanza.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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