Musica: le «perfette condizioni» dei Flat Bit

Imperfette condizioni
Flat Bit
Alka record label – 2016

flat-bit

Prendete dei ritmi e dei riff rock coinvolgenti, dei ritornelli estremamente orecchiabili ma mai noiosi, una manciata di buon vecchio funky, un pizzico di rap alla Caparezza, una grattugiata di groove e spalmate tutto su una solida base di elettronica: avrete come risultato «Imperfette condizioni», secondo lavoro in studio dei Flat Bit. Stefano Vergari alla voce, Emanuele Vincenzi alla chitarra, Roberto Baldani al basso e uno straordinario Alberto Borgia alla batteria riescono a mantenere un equilibrio in nome dell’amore per l’elettronica, conciliando così le varie passioni di ciascuno. Nasce così nel 2010 il progetto Flat Bit, band che strizza l’occhio agli artisti stranieri (Planet Funk, The Killers e i Pendulum) e a quelli italiani (Subsonica, Caparezza e i Bluvertigo, per fare tre esempi) senza peccare di banalità: al di là del timbro vocale di Stefano Vergari, che tutto sommato lascia alquanto a desiderare, e al di là dei testi che suonano spesso come qualcosa di già sentito, musicalmente i Flat Bit esprimono freschezza e originalità da tutti i pori. «Imperfette condizioni» può essere visto, per riprendere la metafora culinaria utilizzata in partenza, come una cima genovese, piatto tradizionale che consiste nell’infilare ogni ben di Dio dentro la pancia di un vitello. Come con la cima, anche con questo album, il rischio concreto era l’esplosione: i Flat Bit, non perdendosi tra le tante influenze che indubbiamente hanno subito, dimostrano molto carattere e una forte personalità. Il risultato è, finalmente, qualcosa di nuovo sotto il sole, prima ancora che di buono. Un lavoro molto interessante che merita di essere ascoltato, soprattutto per incoraggiare i membri della band a continuare su questa strada, migliorando giorno dopo giorno.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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