Gianroberto Casaleggio, uomo d’altri tempi

Ieri è venuto a mancare Gianroberto Casaleggio, fondatore insieme a Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle. Con queste poche righe non intendiamo tracciare un profilo del personaggio, senza dubbio molto più complesso e profondo di come troppe volte veniva descritto, bensì tentare di spiegarvi chi era per noi.

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La politica vera è sempre e comunque discussione, anche accesa ma pur sempre civile e leale; anche da parte nostra, che della politica siamo spettatori e ci ergiamo talvolta a improvvisati interpreti, abbiamo cercato di rispettare sempre la regola aurea del rispetto. Rispetto che abbiamo sempre mostrato nei confronti di Casaleggio, forse ancora più che nei confronti di Grillo stesso: se del comico genovese abbiamo spesso criticato le boutade perché le ritenevamo eccessive, del cosiddetto «guru» dei pentastellati abbiamo sempre ammirato la modestia, il suo essere schivo che lo portava a non ricercare i riflettori, il suo essere un «politico» d’altri tempi, un cittadino come pochi (soprattutto nell’era della volgarizzazione delle istituzioni). L’amore di Casaleggio per la propria privacy ha portato certi «signori», molti dei quali ieri hanno pubblicamente pianto la sua morte, a definirlo con vari epiteti che per rispetto nei confronti del cofondatore del Movimento e della sua famiglia non riportiamo.
Ironia della sorte, venuto in possesso del suo numero di telefono, ho chiesto ad Alessia Melchiorre di provare a intervistarlo proprio qualche giorno fa. Pur consapevole del fatto che Casaleggio fosse essenzialmente restio a rilasciare dichiarazioni, pensavo che tentare non costasse nulla. Purtroppo però non abbiamo fatto a tempo nemmeno a provarci.
Con Gianroberto Casaleggio se ne va un cittadino a cui dobbiamo, qualunque sia la nostra posizione politica, la nascita e l’esistenza dell’unica forma di opposizione politica vera presente in parlamento. A lui dobbiamo inoltre attribuire l’entrata nella scena politica di una comunicazione nuova, che ha portato all’avvicinamento dell’eletto all’elettore.
A nome di tutta la Redazione esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia in questo difficile momento.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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