Se il politico permaloso incontra il comico

«A Berlino un noto giornalista è stato denunciato da un capo di stato e ora il cancelliere della Germania dovrà decidere del suo destino».
No, questa non è una frase tratta da un qualsiasi manuale di storia che tratta dell’Impero tedesco appena fondato da Bismarck. Siamo nella Berlino di oggi che, ancora, si trova a dover discutere di libertà di stampa e di parola, come se studiando il passato ancora non si fosse capito che sono le basi della democrazia.

A causa di un’antica legge dal sentore ammuffito prussiano, il noto giornalista satirico Böhmermann, esponente di spicco della televisione pubblica tedesca, è stato denunciato dal capo di stato della Turchia, Erdoğan, per via di una canzone satirica in cui il comico lo dipingeva come uno «zoofilo» e «pedofilo». Il capo di stato si è talmente sentito attaccato da questa tremenda e oltraggiosa villania da presentare una denuncia in prima persona, preceduta naturalmente dalla denuncia partita dal governo turco.
La conseguenza della canzone non è stata quindi una grossa grande risata come pensava il comico tedesco, ma la sospensione immediata del suo programma e la seria possibilità che lui e la sua famiglia debbano essere messe sotto scorta. Ora, tutto questo potrebbe sembrare una pura invenzione giornalistica: per quale motivo, a causa di una canzone satirica, un personaggio comico dovrebbe aver bisogno della scorta? Perché interrompere il suo programma?
ErdoganLa risposta è molto, drammaticamente, semplice: in Germania esiste ancora una legge, prestigiosissima eredità prussiana, che contempla delle pene severissime per chi offende, in particolar modo, un capo di stato. Già, perché i capi di stato non sono comuni mortali. Questa legge è tutt’oggi definita come «legge dello scià» proprio perché ne usufruì il re di Persia per denunciare alcuni manifestanti tedeschi che lo avevano contestato.
In sintesi: una nazione portante dell’Unione europea sta indagando un suo cittadino sulla base di una legge che contempla l’esistenza di uno scià di Persia, della Prussia e dell’Impero tedesco.
Il tripudio del ridicolo si è toccato con la reazione della Merkel che si è presa l’onere di pronunciarsi sull’accaduto ma che sta ancora tentennando a causa delle grandi questioni in ballo. Grandi questioni che non riguardano satira, riso, senso del gusto ma bensì clandestini. Già perché come sappiamo i rapporti tra Ue e Turchia sono talmente tanto tesi che una canzone satirica potrebbe far saltare tutto.
A questo punto speriamo proprio che Erdoğan non riceva un altro affronto: una mozzarella di bufala andata a male, una pizza troppo spessa, una paella che gli scotti la lingua altrimenti, come ogni uomo sensato, sarebbe costretto a chiudere ogni dialogo. In fondo, con affronti del genere come biasimarlo?

Giada Arcidiacono

La Voce che Stecca

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