Trivelle: io, militante del Pd, ho votato!

Quando un referendum non raggiunge il quorum (ma soprattutto quando vedo dati bassi sull’affluenza), mi sento sempre un po’ triste, vuol dire che la maggior parte degli elettori non ha ritenuto la questione importante, vuol dire che uno strumento democratico ha fallito, che sono stati sprecati dei soldi.

Elaborazione grafica di Flavio Kampah Campagna
Elaborazione grafica di Flavio Kampah Campagna

Questa volta il quesito referendario era complesso, richiedeva un bel po’ di tempo per informarsi. Sulla reale importanza del quesito, sulla sua incidenza. Leggo pareri contrastanti continuamente, chi dice che era necessario, chi invece che la questione proposta era di poco conto, che si poteva risolvere facilmente con un paio di riunioni. E poi: i lavoratori sulle trivelle erano davvero in pericolo o erano solo una copertura per gli interessi delle industrie petrolifere? È giusto, coerente, votare Sì e dopo continuare a usare il Suv? Purtroppo dipendiamo ancora dal petrolio, anche se il futuro è verde (per ora di verde ci sono solo i soldi). Sono tutti interrogativi complessi, cui non si può certo rispondere gridando «Trivella tua sorella», né si poteva decidere cosa votare guardando un manifesto. Ci sono due ragioni principali per cui il referendum è saltato: data la complessità di cui parlavo prima, è stato o non compreso o percepito come inutile (dato che la maggioranza di noi non pensa alle trivelle dalla mattina alla sera); in secondo luogo, molti l’hanno interpretato come un affare politico, un test sulla popolarità del governo. Non è stato sentito tanto come una faccenda ambientale, ma piuttosto come un Renzi o non Renzi. La risposta, da questo punto di vista, è stata chiara: Renzi regge. Penso che quelli del partito che hanno votato, nonostante l’invito a non farlo, l’abbiano fatto per coscienza civica (come la sottoscritta) e non per mettere in difficoltà il governo. È certamente una visione ingenua, dovrei sapere in anticipo l’esito del referendum costituzionale per fare un’analisi più profonda.
Non so quante cose sarebbero cambiate se avesse vinto il Sì. So che votando, forse, le cose non cambieranno, ma non votando non cambieranno sicuramente. 13 milioni hanno votato Sì, è comunque un risultato.

Cecilia Alfier

Impegnata tra libri e scacchi, in movimento tra Padova e Torino, sempre con una forte dose di sarcasmo.

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