Olanda: una scuola del tutto meritocratica

Dalla nostra corrispondente Amsterdam
Tutti noi almeno una volta, per un motivo o per un altro, ci siamo interrogati sull’effettiva funzionalità del sistema scolastico italiano. Da una decina d’anni a questa parte, in particolare, si è assistito a numerose riforme dell’istruzione da parte di ministri il cui nome è rimasto impresso nella memoria degli italiani, a partire da Letizia Moratti, passando per Maria Stella Gelmini fino all’attuale Stefania Giannini. Possiamo, però, affermare con sicurezza che queste donne abbiano concretamente contribuito al miglioramento della nostra Scuola?

scuolaolanda

Una cosa è certa: le statistiche relative all’apprendimento e al rendimento dei ragazzi italiani sono preoccupanti. I risultati della quarta indagine internazionale Pisa (2009), promossa dall’Ocse e basata sulle prove Invalsi, evidenziano come la preparazione degli studenti quindicenni italiani sia ben al di sotto della media degli altri paesi. Professori impreparati, alunni svogliati? Ormai si fa a gara su chi incolpare per primo.
Da brava figlia di insegnanti, ho voluto informarmi meglio sul sistema scolastico olandese: «Chissà», mi sono detta, «cosa mai potrà renderlo migliore del nostro».
Nei Paesi Bassi la scuola dell’obbligo riguarda tutti i bambini e ragazzi dai 5 anni di età fino al compimento del sedicesimo. Fino ai 5 anni, comunque, vi è la possibilità per i bimbi di frequentare le pre-schools, corrispondenti alle nostre scuole materne, ed è una scelta che molti genitori adottano. In ogni caso, è importante notare che l’Olanda è uno dei paesi al mondo con il più alto numero di mamme lavoratrici che riescono ad ottenere dei contratti part-time, in modo da potersi dedicare ai propri figli senza dover rinunciare alla carriera.
I primi effettivi passi che un olandese compie nel proprio percorso formativo sono alla basisschool, la scuola elementare, che dura ben sette anni, ossia fino al compimento dei 12 anni. Le classi presentano il medesimo livello d’insegnamento: tutti gli alunni studiano contemporaneamente le stesse materie che, più o meno, studiamo anche noi. Poi cominciano le differenze sostanziali tra i due sistemi – italiano e olandese: nei Paesi Bassi, al termine della basisschool si passa alla middelbareschool, una sorta di fusione tra le nostre scuole medie inferiori e superiori, di durata variabile a seconda del percorso intrapreso. È possibile, infatti, essere ammessi a tre differenti classi, sulla base del risultato di un test e dei consigli degli insegnanti della basisschool: la Vmbo, di durata quadriennale e frequentata da circa il 60% degli studenti, in cui s’impara un mestiere e lo spazio dedicato alle attività pratiche supera di gran lunga quello trascorso sui libri; la Havo, che dura 5 anni ed è frequentata dal 20% di studenti, in cui si dà molta più importanza alla teoria e, infine, la Vwo, che dura sei anni, che raccoglie il restante 20% e lo prepara per una carriera prettamente scientifica, considerata in Olanda la massima ambizione a cui aspirare. Impressionante è l’importanza che viene data all’apprendimento delle lingue straniere: gli studenti della Vmbo imparano l’inglese e il tedesco, quelli della Havo e della Vwo anche il francese. Questo rappresenta un punto di distacco abissale dal nostro sistema scolastico, che prevede l’apprendimento dell’inglese e di un’altra lingua solo nei tre anni delle scuole medie, per poi limitarsi all’inglese negli istituti superiori, fanno eccezione gli indirizzi turistici o linguistici. Ognuna delle tre classi olandesi, inoltre, è suddivisa in
 sottoclassi la cui composizione è dettata sempre dalle competenze dei ragazzi. È interessante osservare come lo studio del greco e del latino, lingue che in Italia sono considerate oramai «morte» e prive di funzionalità, sia qui invece un vero e proprio privilegio: i soli che ne possono beneficiare, infatti, sono gli alunni della classe di livello più alto della Vwo.
Al termine della middelbareschool, tutti gli studenti dei tre indirizzi sono chiamati a sostenere un esame prestabilito a livello nazionale, un po’ come la nostra maturità. A ciascun indirizzo corrisponde, poi, una diversa modalità di prosecuzione degli studi: dopo il Vmbo si può seguire l’Mbo, una sorta di tirocinio; in seguito all’Havo, invece, ci si può iscrivere alla hogeschool, di orientamento prettamente economico-manageriale, mentre una volta terminato il Vwo si frequenta di norma l’università, la quale fornisce una preparazione teoretica generale. Mbo e hogeschool hanno durata quadriennale; l’università si divide in tre anni di bachelor e uno o due anni di master. Alla hogeschool e all’università, inoltre, i libri di testo e molte lezioni sono in lingua inglese.
Tutta questa divisione tra indirizzi e classi a seconda delle capacità del singolo studente potrebbe sembrare a molti discriminante. In realtà, è un sistema molto flessibile: se un ragazzo ottiene ottimi voti durante l’anno e si mostra motivato a salire di livello, otterrà la possibilità di passare in una classe superiore dopo aver frequentato dei corsi di ripetizione al fine di mettersi alla pari con i nuovi compagni. La scuola olandese è basata sulla meritocrazia: hai voglia di studiare e ne sei in grado? Bene: spiegazioni veloci e molti argomenti, fino a raggiungere i più difficili. Non ti piace stare sui libri? Nessun problema: poca teoria e molta pratica. E nessuno viene preso in giro se non frequenta le classi più alte, anzi la maggior parte degli studenti olandesi sceglie proprio le scuole pratiche.
Puntare sulle lingue, considerare alcune materie un «privilegio» nel senso prezioso del termine e utilizzare il merito come strumento primario di suddivisione di classi e insegnamenti: questa è la ricetta del super moderno sistema scolastico dei Paesi Bassi. E intanto l’Italia se ne resta ferma a discutere sul crocifisso nelle aule o sulle recite di Natale.

Giulia Pianelli

Laureata in Economia dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, frequento la magistrale in Marketing e Mercati Globali all'Università di Milano-Bicocca. Innamorata della cultura, nel mio piccolo cerco di diffonderla il più possibile.

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