Musica: l’eccezionale esordio dei «Boxes»

Boxes
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Resisto — 2016

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L’album d’esordio della band, pubblicato l’8 aprile scorso, contiene 9 brani e un’introduzione fra i quali è difficile trovare un vero e proprio filo conduttore. Il sound, che ricorda molto sonorità degli anni ’70 e ’80, è una mescolanza di diversi stili e ritmi: dal blues al soul, dal funky al pop. I «Boxes», nati da un’idea del chitarrista e cantante Francesco Pucci nell’ottobre 2013, riescono a fondere innumerevoli spunti e correnti conservando una semplicità di fondo che rende il loro lavoro omonimo estremamente intuitivo e di facile ascolto. The future is coming, la prima traccia dopo l’introduzione, è un lavoro di grande fattura ed è il giusto antipasto da offrire all’ascoltatore: da Every day I wake up a Fallen è un climax ascendente di emozioni e libidine musicale. Dobbiamo essere sinceri, soprattutto fra gli esordienti era molto tempo che non ascoltavamo un album così ben fatto: pochissime e brevissime cadute di stile in un disco che merita di essere acquistato. Il cantante Paolo Brandani, il già citato Francesco Pucci, il bassista Daniele Bianconi e il batterista Marco Chichi, hanno dimostrato di essere ottimi musicisti e ottimi artisti: creatività e bravura tecnica vanno di pari passo e sono gli ingredienti essenziali di ogni bella creazione. Non c’è altro da dire: lunga vita ai «Boxes» e l’augurio che non si montino troppo la testa.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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